
|
Ghost Dog Il Codice Del Samurai
Ghost Dog - The Way Of The Samurai - 1h 53'
Regia: Jim Jarmusch
Se Jim Jarmusch ha avuto una capacità nella sua carriera di regista, questa si è materializzata attorno
al coefficiente di fantasia indispensabile per stupire lo spettatore con qualche intrigante opzione di messa in scena. Icona del cinema
indipendente, legato alle esperienze di fine anni '70, Jarmusch è stato di volta in volta bravissimo a rendere eterea la poesia, come in
Stranger Than Paradise, a citare ed insieme reinventare il prison-movie classico come in Daunbailò, a rendere il western un
conte philosophique come in Dead Man. Questa volta al centro della narrazione c'è un ghost dog, uno spietato ed infallibile killer
di una tradizionalissima mafia italoamericana. Fantasma perché non lascia tracce del suo passaggio. Crudele, in apparenza. Senza macchia,
nell'accezione più zen del termine, nella realtà dei fatti. Sulla sua strada, incontrerà molta gente decisa ad ucciderlo, e poca in grado
di aiutarlo.
Come in tutti i film di Jarmusch, esistono modelli cinematografici ben precisi cui il regista si rifà. Il principale è sicuramente
Frank Costello Faccia d'Angelo, girato nel 1967 da Jean-Pierre Melville ed interpretato da Alain Delon, dal quale Jarmusch riprende
l'ascetica figura del killer silenzioso, il riferimento alla cultura buddista e la discreta complicità degli uccelli. Sceglie però di calare
nella parte di Ghost Dog il corpulento Forrest Whitaker, colorando di una straniante umanità il profilo di un uomo votato alla morte, ma
profondamente sensibile, che si commuove di fronte ai cartoni animati e trova la felicità nell'incontro con una ragazzina ai giardinetti.
Che danza buffo e silente su un tetto, pur essendo più simile ad un lottatore di sumo, che ad uno scattante samurai.
È un film divertente,
Ghost Dog, che non rifiuta l'idea della morte, o del crimine, ma la fa aleggiare in un mondo stranissimo. Nel quale i mafiosi sembrano
teletrasportati da un film di John Cassavetes, nelle loro uniformi dichiaratamente kitsch. Uno strano film d'azione, Ghost Dog.
La ferocia dei delitti, delle eliminazioni a catena, pare quasi irreale, tanto è stemperata dalla patina di filosofia che il "cane fantasma"
si porta dietro, e dalla simpatica artefazione di questo universo. Il velo sottile che separa la vita dalla morte è appeso qui ai precetti
di un libro di antica saggezza, alla solitudine per scelta, al bisogno di essere uomini in maniera diversa. Che le pallottole siano di una
tridimensionalità tutt'altro che vacua, è notazione importante sino ad un certo punto. Il killer onesto lavoratore dello spirito, raccontato
da Jarmusch con il suo solito lento andamento, le pagine girate con accuratezza, l'aiuto visivo di Robby Müller che tocca con la bacchetta
wendersiana i colori di questa pellicola. Il film che non ti aspetti e che ti aspetti benissimo. Che ti apre un sorriso, e ti riempie di
commozione. Quando vuole, Jarmusch sa come fare.
© 2000 reVision, Riccardo Ventrella
|
|