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Tempesta Di Ghiaccio

The Ice Storm - 1h 42'



Ang Lee non cessa di stupire. Dopo l'ambigua frivolezza di Banchetto di Nozze, scontro/incontro fra diverse culture, dopo il rigore del ritorno alle origini di Mangiare Bere Uomo Donna, dopo il film in costume da Jane Austen, Ragione e Sentimento, ecco Tempesta di Ghiaccio, premiato per la migliore sceneggiatura al Festival di Cannes 1997, tratto dall'omonimo romanzo di uno degli autori di punta della nuova scena letteraria americana, Rick Moody.
Tradimenti, scambi di coppie, giochi di iniziazione sessuale, ma anche i Fantastici Quattro e lo scandalo Watergate: è l'America del 1973, dove la rivoluzione sessuale ha raggiunto anche la provincia e gli ultimi valori residui sono venuti a crollare. Un racconto, il suo, profondamente intimista, ma senza anima, dove tutto finisce per risultare asettico e glaciale.

Due famiglie come tante, gli Hood e i Carver, vicine di casa, amiche da lungo tempo, immerse in una dimensione fatta di noia e monotonia rotta soltanto dalle scarse notizie provenienti dall'esterno. Due coppie che hanno perso la capacità e la voglia di comunicare, ridotte ad una vita di silenzi e menzogne. I loro figli, adolescenti alla scoperta dei segreti del proprio corpo, proiettati in una spirale autodistruttiva senza uscita.
Una relazione vuota e fredda, priva di qualsiasi tenerezza e della benchè minima possibilità di dialogo, quella fra Ben Hood (Kevin Kline) e Janey Carver (Sigourney Weaver). Uno squallido rapporto occasionale dopo un "chiavi party", trasgressione alla moda per coppie disinibite, ad ampliare ancor di più la sensazione di sconforto di Elena Hood (Joan Allen, attualmente sugli schermi anche con Face Off) e di Jim Carver (Jamey Sheridan). Ma è sui volti giovani dei ragazzi ad essere puntata maggiormente l'attenzione, sui loro comportamenti, prese di coscienza, indecisioni. Con Wendy Hood (Christina Ricci, la Mercoledì de La Famiglia Addams) a tenere i fili di un gioco ambiguo e malizioso in cui coinvolgere entrambi i fratelli Carver.

Quello che non convince in Tempesta Di Ghiaccio è proprio l'aria che si respira, non quella rigida e pungente di una notte irreale nella quale si assiste al sovvertimento di tutti i valori e ad una sofferta presa di coscienza collettiva, ma quella pesante che sembra frapporsi costantemente ad ogni tentativo di instaurare persino i più semplici rapporti umani. Qui non si tratta di una giustificabile o meno visione pessimistica dell'esistenza, ma di una ricerca estremizzata dell'analisi psicologica di personaggi che, peraltro, non si riescono minimamente ad apprezzare, prigionieri della loro interiorizzazione o, all'opposto, marcatamente sottolineati fino all'eccesso, con le immagini del presidente Nixon diffuse da uno schermo televisivo quale unico riferimento temporale tangibile, ma ben poco illuminante, quasi a voler mettere in relazione lo sfacelo della vita privata con il sovvertimento di quella pubblica. Ugualmente poco credibile la figura di Wendy, grassottella affamata di sesso, che ci appare come un goffo adulto in miniatura. Ben più gradevoli ed aderenti alla realtà gli altri adolescenti, quelli problematici ed insicuri che reagiscono a modo loro agli agenti esterni, facendo esplodere in volo modellini di aeroplani, passeggiando solitari di notte per strade ghiacciate o, più semplicemente, rifugiandosi nella lettura del fumetto preferito.

© 1997 reVision, Carlo Cimmino