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Galline In Fuga

Chicken Run - 1h 25'

Regia: Nick Park e Peter Lord



Un'ardita similitudine. Un tetro allevamento di polli perso nella campagna inglese come un campo di prigionia immerso nell'Europa della seconda guerra mondiale. Polli come prigionieri di guerra e fattori come terribili aguzzini nazisti. In gioco la sopravvivenza della specie. Chi è in grado di produrre uova a ritmo industriale ottiene in cambio la vita, in caso contrario è pronta l'accetta e la pentola bolle sul fuoco. Meglio un uovo oggi o la gallina domani? Il tutto ricostruito in un mondo parallelo in miniatura, popolato da esseri di plastilina, che riflette e distorce la realtà. Gli eroi sono gli stupidi e goffi animali da cortile: i pennuti capitanati dalla caparbia Gaia; i cattivi, ma molto cattivi, sono la coppia di fattori, Mr. e Mrs. Tweedy. Sia ben chiaro: "Nessuno scappa dalla fattoria dei Tweedy". Un atroce dubbio. Perché le galline, pur essendo state dotate da madre natura di un paio d'ali, non sono in grado di volare? Molto semplice. Perché la loro conformazione fisica e il loro peso specifico non permette ai pennuti che brevi e imbarazzati balzi verso l'alto, destinati al più clamoroso degli insuccessi. Ma qualcuno apparentemente in grado di volare esiste. Si chiama Rocky, un borioso gallo americano che per sbaglio cade proprio nel pollaio lager. Letteralmente un gallo nel pollaio. Costretto da cause di forza maggiore, Rocky tenta di insegnare alle dolci e sgraziate comari l'arte del volo. Un'impresa impossibile. Fisica e matematica non depongono certo a favore dei pennuti. Salvo poi accorgersi che anche Rocky non è autonomamente in grado di spiccare il volo. Serve anche a lui una spinta, magari data da un cannone da circo. Che delusione e che beffa la sua fuga solitaria dal pollaio. Non resta a Gaia ed alle sue comari che tentare di evitare lo sterminio collettivo, rappresentato da una complicata ed enorme macchina in grado di preparare autonomamente succulenti tortine di pollo, mettendo in moto il proprio ingegno. Paradossalmente sarà grazie al loro intelletto ed alla loro capacità manuale che il popolo delle galline riuscirà a salvare testa, penne e petto.

Galline In Fuga è un film sul coraggio e sull'estrema fiducia nei propri mezzi. Due qualità che ben si evidenziano sia all'interno del film che nella sua preparazione. Il coraggio parte dagli autori capaci di mettere in scena, e mettere in ridicolo, un genere cinematografico classico come quello rappresentato da tutta quella serie di film che hanno come soggetto la fuga da un campo di prigionia/sterminio e che sono ambientati durante il secondo conflitto mondiale. Da Stalag 17 di Billy Wilder del 1953, passando per La Grande Fuga di John Sturges del 1963, arrivando sino a Fuga Per La Vittoria di John Huston del 1981 che chiude con un genere molto popolare dall'immediato dopoguerra sino ad inizio anni ottanta.
Certo deve essere piuttosto difficile, e anche parzialmente imbarazzante per lo spettatore immedesimarsi con un gruppo di animali da sempre considerati poco intelligenti, privi di qualsiasi "sex appeal", buoni solo per il girarrosto o la pentola. Se a questi personaggi sfigati è inoltre chiesto di essere i rappresentati della divulgazione della storia con la s maiuscola, perché questo è lo scopo occulto delle citazioni filmiche belliche disseminate nel lungometraggio, come forte momento educativo e pedagogico, il transfer emotivo uomo/gallina non può che risultare per lo meno divertente. Anche per i più piccoli la storia, raccontata magari attraverso galli e galline fatti di plastilina, deve essere materia di conoscenza.

Il coraggio e la testardaggine mostrati dai piccoli gallinacei nel film è espressione diretta dei loro creatori. In barba a qualsiasi novità tecnologica, al tentativo ben riuscito di costruire film d'animazione interamente creati al computer, Galline In Fuga è frutto di una tecnica d'animazione ormai preistorica. La stop motion. Tecnica che prevede la costruzione in scala dei modelli dei personaggi, la ricostruzione degli ambienti in cui essi si muovono, sfruttando l'impossibilità dell'occhio umano di percepire le infinitesimali variazioni di movimento racchiuse in ogni singola inquadratura (24 per ogni secondo di pellicola), dando in questo modo l'illusione del movimento continuo. La plastilina, materiale tangibile, appiccicoso e facilmente manipolabile, in opposizione al pixel, unità base dell'animazione digitale. La presenza reale contro l'assenza virtuale.
L'avversione alla tecnologia, la paura per il nuovo, per la difficoltà di controllare le "macchine", è ben manifesta nel film grazie alla presenza della terribile macchina sforna torte. Vero e proprio incubo tecnologico che disturba i sonni dell'intero pollaio. Il passaggio dall'economia rurale di sussistenza a quella capitalistica del profitto non era mai stato raccontato in maniera più semplice. Ci vuole fegato per associare in modo palese, e in un film di animazione teoricamente destinato ai più piccoli, la tecnologia al prevalere di una specie sull'altra, allo sterminio sistematico e programmato di una "razza" in ottemperanza alle leggi del profitto. Ci vuole coraggio per rappresentare le differenze culturali, le incomprensioni politico sociali tra Europa e Stati Uniti, nella lotta tra una decisa e caparbia gallina inglese ed un gallo americano sbruffone e pieno di sé. In questo caso sarà la buona e vecchia Europa ad avere ragione sugli Stati Uniti. Una volta tanto "Hollywood goes to Britain" e non viceversa. Non deve essere stato facile neppure far passare, per i motivi di cui sopra, il forte messaggio individualista del film.

Il pollaio è in grado di sopravvivere, di evitare l'omicidio di gruppo, solo quando è capace di gestire e far concorre ad uno stesso scopo tutti i singoli individui che lo compongono. Come massa amorfa il gruppo di galline è destinato a perire, come insieme omogeneo di individui è inevitabilmente portato alla "fuga per la vittoria". Chi progetta, chi cuce, chi intaglia il legno, chi martella i chiodi, tutti, secondo le loro capacità, concorrono alla costruzione del marchingegno volante. Un monito molto forte rivolto verso tutte quelle forme di oppressione totalitaristiche, politiche ed economiche, che riducono l'individuo ad una statistica, ad una scheda elettorale, ad un potenziale consumatore. Il pollaio di plastilina si situa con diritto accanto alla "Fattoria degli animali" di George Orwell. In entrambi si racconta di animali da cortile, polli nel primo caso e maiali ed altri animali dell'aia nel secondo. Ma il pensiero è rivolto agli esseri umani, alle loro paure nascoste. L'allegoria bestiale funziona alla perfezione in entrambi i casi.
Il coraggio manifestato da Galline In Fuga è quello di far passare attraverso un medium solitamente destinato ad argomenti leggeri e gioiosi una molteplicità di messaggi "adulti" e profondi come quelli sopra elencati. Da qui a far passare Galline In Fuga come il primo lungometraggio politicamente e socialmente impegnato ce ne passa. Ma la strada intrapresa è comunque quella giusta. Una strada che parte dalle baracche dei prigionieri di guerra, dai campi di sterminio nazisti e comunisti e giunge sino alle piccole casette di un pollaio immerso nella campagna inglese. Ed è giusto che lungo questa strada gli adulti accompagnino fin da molto piccoli i propri figli.
Resta però un ultimo, atroce dubbio esistenziale ancora irrisolto alla fine della visone. In definitiva, è nato prima l'uovo o la gallina? Ai posteri l'ardua sentenza.

© 2000 reVision, Fabrizio Pirovano