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Il Gigante Di FerroThe Iron Giant - 1h 26'
Regia: Brad Bird La Warner Bros. continua a sfidare la Disney per aggiudicarsi il pubblico più giovane. Questa volta sembra riuscirci, affidandosi
a una storia molto semplice, rinunciando agli effetti speciali, che avevano caratterizzato opere precedenti come Space Jam. La storia cinematografica del gigante
di ferro è tratta dal libro per bambini The Iron Man (L'uomo di ferro) del poeta inglese Ted Hughes, nato nel 1930 e morto appena un anno fa. Scrisse questa
favola in memoria della moglie Sylvia Plath, che si era suicidata. Quest'evento aveva ispirato il chitarrista dei Who, Pete Townshend, che figura tra l'altro come
produttore esecutivo. È stato il famoso musicista a credere nel progetto del film, ad elaborarlo sulle tracce dell'omonimo album del 1986. L'uomo di ferro
è diventato Il Gigante Di Ferro.
L'atmosfera è la stessa di un film recente, Cielo d'Ottobre: il 1957, anno di guerra fredda tra Stati Uniti ed Unione Sovietica. Anno del lancio del primo satellite spia, lo Sputnik, il cui passaggio nel cielo notturno era visibile a occhio nudo, anche in America. E l'incubo atomico era continuo, tra le preoccupazioni principali c'era quella di costruirsi un sicuro rifugio antiatomico, gli allarmi delle cittadine erano pronti a scattare, che si trattasse del "familiare" pericolo rosso o di assalti marziani. Il piccolo Hogarth Hughes è il bambino di nove anni, secchione a scuola ma sicuro genio, protagonista della vicenda. Incontra il gigante di ferro nel bosco. I due diventano subito amici. Il gigante anche lui è in fondo un bambino anche se di altezza superiore ai trenta metri, ha tanto da imparare, né immagina che il mondo che lo circonda è affetto da paranoiche manie di persecuzione, sindromi ossessive di aggressioni nemiche. Chiaro che il film è un magnifico apologo sulla paura tutta umana nei confronti di ciò che è diverso. La
creatura di ferro incarna non solo la pura minaccia per la sua sproporzione fisica, disparità di forze rispetto all'uomo della strada, ma il tipico aspetto
guerresco, di super cingolato, arsenale in moto, agita gli arti metallici, ma solo alla ricerca di alimenti, si ciba di metallo e possiede due grandi occhi espressivi
che cambiano luminosità a seconda dei sentimenti. Può usare le sue temibili risorse belliche, delle quali è del tutto ignaro, solo se attaccato
o per il bene dell'umanità come i più famosi supereroi in stile Superman. Nonostante la banalità dei caratteri di contorno (gli altri personaggi, l'artista beatnik circondato da sculture di rottami, la madre cameriera di un ristorante, e il solito cattivo dal ghigno diabolico, l'investigatore del Governo Kent Mansley, sono risibili) il racconto è intessuto con pregevole grazia. La sceneggiatura è ben assemblata, non ci sono pause inutili e momenti di stanca. Il film riesce anche a far filtrare il testo originale di Hughes che era un finissimo interprete della natura, anche se ne cambia l'ambientazione, portandola negli anni della guerra fredda. Inoltre il gigante, nel libro di Hughes, emergeva semplicemente dall'oceano, qui ci troviamo di fronte ad un extraterrestre, ma non sapremo nulla circa la sua provenienza. Il gigante di ferro, in questa caratterizzazione di gigante buono, trasmette l'amore incessante e il profondo rispetto per ogni forma vivente, proponendo anche, con autentica dolcezza, una risposta trascendente, quasi religiosa alla morte, nello spirito, l'anima che non muore e vive in eterno, più vari insegnamenti, new age e non, del tipo "tu sei ciò che scegli di essere...". © 1999 reVision, Andrea Caramanna |
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