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Giorni ContatiEnd Of Days - 2h
Regia: Peter Hyams Il diavolo (è) in Miss York. Per quanto gli si dica che al millennio manca un anno ancora, il cinema
commerciale americano organizza veglioni a tema. Il tema è la Fine. Presenze demoniache si aggirano per il mondo occidentale (e giustamente,
in fondo perché accanirsi contro le culture che non conoscono ancora il Kitsch e dunque non celebrano il Capodanno?) per garantire l'avvento
della Bestia. L'intreccio di Giorni Contati rimaneggia le Sacre Scritture con appropriato cattivo gusto: le manone di Schwarzenegger
brandiscono la Bibbia come un Uzi, o qualcosa di simile. La barba incolta è il segno distintivo dell'Antieroe, ed è lodevole l'impegno dell'attore
e dei truccatori a mantenere una lunghezza costante della peluria del protagonista per la durata di tutte le riprese. In sostanza quest'uomo,
questo "cattivo tenente" dalla stupefacente sudorazione, dovrebbe salvare l'umanità dal Maligno. Questa salvezza consiste in un'operazione
imbarazzante quanto efficace: impedire un atto sessuale. Il Diavolo deve possedere Christine York, donna che fu concepita in una particolare
congiunzione astrale e dunque è la prescelta per la procreazione: l'ex-poliziotto Jericho non ci sta.
Amenità grandguignol: ma non è questo il fatto. Giorni Contati si presta ad analisi del tipo economico-produttivo (film ad alto budget, gigantismo hollywoodiano), e al limite si potrebbe accodare ai film catastrofici per uno studio dello spettatore. In ambito estetico, invece, non c'è che da stilare un elenco breve degli elementi in uso: a livello di montaggio c'è sovente un vorticare di segmenti brevi, frequente è l'interazione tra oggetti fotografici e scenografie digitali, dominanti i piani ravvicinati, i dettagli, anche in movimento. La macchina da presa esegue con precisione matematica istruzioni autoimpartite: è il cinema del Motion Control. La tecnologia al servizio dell'effetto di realtà: Melies non ne sarebbe felice, Andre Bazin sì. La narrazione invece si aggrappa ad espedienti desueti: questo film (e sarebbe bene che nessuno aggiungesse "di Peter Hyams") somiglia ad un mediocre ingegnere informatico che tenti di scrivere un racconto del terrore. Il gioco delle citazioni, in casi come questo, vale poco più di una moneta fuori corso: una mano spunta dal pavimento per afferrare la caviglia di Christine (e il film ammicca allo spettatore: "caro consumatore di cinema, questi sono gli zombi di Romero"); gli analisti chiamano questo tipo di inquadrature "oggettive dense", immagini di altre immagini. Qui siamo nel "lato oscuro" della postmodernità: superato il problema dell'esibizione del linguaggio, questo cinema pratica l'autofagia fino all'annullamento, alla disintegrazione dei propri codici. Per i cinesensibili, un film come Giorni Contati rappresenta la morte dell'immagine. © 1999 reVision, Luca Bandirali |
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