Copertina | News | Forum | Cinema | Home Video | Colonne Sonore | L'Archivio | Links



Gangs Of New York

2h 46'

Regia: Martin Scorsese



Gangs Of New York è un film saturo. Un film traboccante di immagini, suoni e rumori. Pieno di racconti carichi di emozioni, oggetti e simboli religiosi e pagani, metafore più o meno sottili del mondo del sacro e del profano, movimenti di macchina e sguardi diretti verso la macchina da presa che quei mondi rappresentano e illuminano. Difficile descrivere a parole una tale ricchezza, una così perfetta complicità tra i temi sviluppati e lo stile utilizzato per trasformarli in immagine.
New York 1846. Five Points è il girone infernale che si nasconde sotto le apparenze di una città quasi moderna. Territorio di assassini brutali, prostitute, bande tribali provenienti dall'Europa e bande tribali nate sul giovane suolo americano. Uno spazio dove l'unico linguaggio universalmente riconosciuto è quello della violenza selvaggia, unico mezzo di comunicazione ed affermazione in grado di far dialogare popoli diversi per razza, cultura e religione. Prete Vallon (Liam Neeson) è il leader dei Conigli Morti, banda irlandese che si oppone alla volontà e al potere dei nativi americani guidati dal cupo Bill il macellaio (Daniel Day Lewis). Luogo dello scontro finale tra le due bande, battaglia che dovrà decidere il dominio definitivo sui Five Points, è lo spazio di Paradise Square teatro dove si svolgono le violente battaglie per il potere. Lo scontro iniziale tra le due opposte fazioni è di una brutalità e violenza inimmaginabili. Nessuna arma da fuoco, tutto si deve risolvere con coltelli, mazze, artigli e bastoni. La morte di Prete Vallon per mano di Bill, trapasso al quale assiste come impotente spettatore il giovane figlio Amsterdam (Leonardo DiCaprio), segna la scomparsa dei Conigli Morti, il loro essere banditi per sempre come nome dal territorio dei Five Points.
Sedici anni dopo il piccolo Amsterdam è ormai un ragazzo carico di rabbia alla ricerca della vendetta nei confronti di Bill, per avergli lealmente ucciso il padre e aver umiliato la sua gente, il suo popolo. E' con questa precisa missione che Amsterdam, dopo un lungo soggiorno forzato nell'orfanotrofio penitenziario di Hell's Gate, torna a Paradise Square. L'ora della vendetta tanto attesa è ormai giunta. Ma i Five points sono ormai profondamente cambiati, dominati dalla poderosa figura di Bill il macellaio, stretti sotto il suo pugno di ferro e i suoi legami con i politici dell'epoca. Toccherà al giovane Amsterdam dissotterrare la vecchia ascia di guerra, ravvivare l'orgoglio nazionale dei suoi conterranei irlandesi. Ma il mondo è ormai cambiato, le piccole vicende tribali dei Five Points sono ormai poca cosa di fronte alla violenza della guerra di secessione e ai tumulti razziali e sociali che di lì a poco tempo scuoteranno l'intera città di New York e l'interno territorio degli Stati Uniti d'America.

L'incipit e l'epilogo di Gangs Of New York sono due momenti chiave per poter capire la complessità del racconto e le forti implicazioni metaforiche che questa storia ambientata nel passato riflette sul nostro presente.
Il lungo prologo, come spesso accade nei film di Scorsese, mostra in nuce non solo i temi e lo stile del film in questione, ma racchiude una vera e propria dichiarazione di poetica da parte del regista.
Il film inizia nel buio di una caverna, luogo mitico per il cinema. Due occhi guardano verso la macchina da presa. L'importanza dello sguardo, del mostrare e del poter osservare è essenziale nei film di Scorsese. Un rumore stridente, una lama che taglia la barba dell'uomo e si macchia di sangue. La lama passa ad un bambino che appare improvvisamente accanto all'uomo. Il tentativo di pulire la lama viene subito bloccato dalla voce dell'adulto: "Il sangue resta sulla lama". Inutile sottolineare l'importanza che il sangue, nella sua doppia valenza di elemento di divisone ed unione, di simbolo di morte ed appartenenza, assume nei lungometraggi di Scorsese da Taxi Driver, passando per Quei Bravi Ragazzi e Casinò, sino a L'Età Dell'Innocenza. Come è facile intuire l'uomo è Prete Vallon e il bambino il giovane figlio Amsterdam, assorti nel rito pagano religioso che precede la discesa sul campo di battaglia. La battaglia, la lotta assume così improvvisamente un valore mistico, una forte valenza religiosa accresciuta dalla comune invocazione a San Michele, e dal bacio alla medaglietta che reca l'effigie del santo tanto caro al popolo irlandese. Mentre il rumore della guerra cresce, con un assordante rumore di tamburi, i guerrieri raccolti da Prete Vallon all'interno della vecchia Old Browery sfilano davanti all'eucaristia e compiono l'ultimo atto prima della battaglia, la comunione con il signore. Riti religiosi e rituali pagani si mischiano nell'attesa della battaglia, una pausa carica di simboli come la croce celtica e la verga che sorregge tre conigli morti, rappresentazione delle profonda fede cattolica degli irlandesi e delle tribolazioni e sofferenza di cui questo popolo è stato vittima nella sua migrazione verso il nuovo mondo. Dalla bolgia infernale delle viscere della Old Browery la porta si spalanca sul silenzio innevato di Paradise Square. Il luogo del rito finale, della celebrazione, della messa in scena della guerra. Una battaglia ancestrale che porta su di sé il peso e le motivazioni di tutte le guerre. Guerre di conquista territoriale, di riconoscimento di una identità culturale, religiosa, della supremazia di un popolo invaso rispetto ad un altro popolo invasore, di una razza rispetto ad un'altra razza. La carneficina dei Five Points, la profonda bestialità della lotta, è la radice di tutte le lotte, la scintilla di tutte le guerre, passate e future. Uno spettacolo che il piccolo Amsterdam osserva prima divertito, poi impietrito quando il padre cade a terra morto trafitto dai coltelli da macellaio di Bill. Lo spettacolo della guerra rimane tale, esteticamente ed emotivamente appagante, sino a quando non colpisce da vicino. Scorsese gira questa sequenza utilizzando un' infinità di forme e stili che appartengono alla grammatica del cinema, che lui stesso ha contribuito ad ampliare ed arricchire. Repentini movimenti macchina, continui stacchi, ralenty ed accelerazioni che scardinano i soliti canoni temporali rendendo il tempo della battaglia un tempo mitico. Vola alta la macchina da presa e non risparmia di mostrare le ferite, gli arti attorcigliati e mozzati, il sangue che schizza ovunque imbrattando il suolo, gli abiti e i volti dei partecipanti. Poi improvvisamente questo turbine si ferma, un corpo cade a terra lentamente. Un tonfo attutito dalla neve. E' il corpo di Prete Vallon trafitto in leale contesa dalla lama impugnata da Bill il macellaio.
Il piccolo Amsterdam non è più solo spettatore ma diviene improvvisamente protagonista, seguendo una parabola che lo mostra come l'alter ego dello spettatore in sala all'interno della pellicola. Un attento percorso che il regista costruisce sia per catturare emotivamente lo spettatore all'interno del film, sia per creare sin dal principio una sovrapposizione, una identificazione tra Amsterdam Vallon e lo spettatore in sala. Sarà poi proprio attraverso gli occhi e i pensieri di Amsterdam Vallon che lo spettatore attraverserà tutto lo spazio del film, incatenato al suo sguardo, cullato dallo scorrere dei suoi pensieri sino alla fine dell'opera.

Un finale fortemente carico di senso. Dopo la battaglia conclusiva, riedizione dello scontro iniziale tra nativi e Conigli Morti con Amsterdam che prende fisicamente ed idealmente il posto del padre trucidato, interrotta dai tumulti per i Draft Riots, gli scontri promossi dalla popolazione di New York per sfuggire alla chiamata alle armi, e terminata dalle cannonate delle navi militari in rada pronte a sedare nel sangue la rivolta del popolo, Amsterdam e la sua amata Jenny (Cameron Diaz) si ritrovano di fronte a due lapidi. Una croce celtica in pietra porta il nome di Prete Vallon, un più semplice cartello in legno reca il nome del suo nemico, Bill il macellaio. Le parole di Amsterdam guidano le immagini e le caricano di un senso che sfugge alla sua epoca, agli scontri in America nella metà del diciannovesimo secolo, e si riversano direttamente sul nostro presente. "Eravamo tutti nati nel sangue e nella rivoluzione, lo stesso si può dire della nostra grande città". Sullo sfondo al di là del fiume, una New York ancora in fiamme, porta i segni tangibili dello scontro tra popolo e militari, tra i sassi della popolazione inerme e i fucili dell'esercito in assetto di guerra.
L'inquadratura si ferma immobile, lo stesso quadro, lo stesso spazio visivo. Ancora una volta sono le parole di Amsterdam a creare senso e significato, a costruire l'immagine: "Per il tempo a venire, sarebbe stato come se nessuno di noi fosse mai esistito". Scivolano nell'oblio, dissolvendosi le figure di Amsterdam e Jenny, mentre cresce l'erba e scompaiono le tombe dei due arcinemici, cresce e si evolve la Sky Line di New York. Una velocissima ellisse temporale: in pochi secondi passano decine di anni, poi centinaia. Le tombe sono ormai scomparse e al di là del fiume appare la linea dei grattacieli con in primo piano le torri gemelle. Un omaggio, un avvertimento, uno sguardo al passato che nasconde i dubbi e le preoccupazioni sul futuro.
Le Gangs Of New York esistono ancora, hanno altri nomi, provengono da altri luoghi della terra e minacciano nuovamente i nativi, ma nello scorrere degli anni, nel passaggio delle epoche hanno smarrito il rispetto della vita umana, la lealtà dello scontro in campo aperto, l'onore della battaglie e delle armi.
Queste non sono le mani che hanno costruito il mito complesso e multiforme dell'America.

© 2003 reVision, Fabrizio Pirovano