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Gallo Cedrone

1h 35'



Dopo il malincomico Sono Pazzo Di Iris Blond, Carlo Verdone, forse deluso dalla risposta freddina del pubblico alla pellicola, torna nel suo nuovo film, Gallo Cedrone, alla comicità di costume che lo ha portato al successo. Scritto insieme ai collaboratori di sempre (Leo Benvenuti e Piero De Bernardi) e allo sceneggiatore Pasquale Plastino, cui tra l'altro si deve il nome del protagonista, Gallo Cedrone racconta in una serie di flashback la storia di Armando Feroci (Carlo Verdone), un volontario della Croce Rossa rapito per ragioni sconosciute da un gruppo di ribelli di un imprecisato paese arabo ed in pericolo di vita. E' dal collage dei ricordi di quanti lo hanno conosciuto o hanno avuto a che fare con lui negli ultimi diciassette anni che emerge il ritratto della vittima: un uomo senza riferimenti, immaturo, superficiale e alla continua ricerca di emozioni.

Alternando mise improponibili, Verdone fa di ogni ricordo l'occasione per una propria performance comica, trasformando il film in una summa di sketch, divertenti, sì, ma molto poco cinematografici. E così le buone idee, che pure ci sono nel film, e la sottile cattiveria che emerge in alcune scene finiscono col perdersi nella frammentarietà della narrazione. Deboli sono poi quasi tutte le figure di contorno, quanto alla protagonista femminile, la quasi esordiente Regina Orioli (Ovosodo), oltre a sembrare la "copia scipita" di Asia Argento manca della carica giusta per tenere il gioco a Verdone, finendo nell'ombra ad ogni scambio di battute.
Nonostante abbia numerosi difetti però Gallo Cedrone ci restituisce un Verdone attore in gran forma che dà ancora una volta prova delle sue straordinarie doti comiche. Promosso dunque l'attore, quanto al regista, lo invitiamo a ripresentarsi a settembre.




Incontro con Carlo Verdone




- Signor Verdone, come nasce Gallo Cedrone?
"Nasce, come tutti i miei film, dall'osservazione della realtà che mi circonda. In Gallo Cedrone ho voluto fotografare, attraverso le disavventure di un quarantenne immaturo e superficiale, i vizi degli italiani di oggi: dall'assenza di valori al culto dell'effimero".

- Perché Gallo Cedrone? "Perché questo termine nella sua duplice accezione esprime benissimo le caratteristiche del protagonista del film: un uomo schiavo delle mode e dedito al pappagallismo".

- Cosa le è piaciuto di più di questo film?
"Il trasformismo continuo del personaggio, perché, come attore, mi ha dato la possibilità di sbizzarrirmi".

- Spesso lei attinge le battute dei suoi film dai discorsi sentiti per la strada. E' stato così anche per Gallo Cedrone?
"Sì. Ad esempio una delle battute più divertenti del film l'ho sentita mentre ero al ristorante da un tizio che, tra uno squillo di telefonino e l'avanti e indietro di una ragazza dalla toilette, se ne è uscito con "Certo che la modernità di Dante...". E' proprio vero che a volte la realtà supera la fantasia!".

- Cosa le ha fatto scegliere Regina Orioli per il ruolo della protagonista femminile del film?
"La sua autenticità, il suo modo di vedere le cose, il suo menefreghismo, la sua ironia, la sua freschezza interpretativa...".

- C'è una scena del film cui è più affezionato?
"Sì. La scena in cui Armando si affanna ad "inventare" una Pisa che non c'è per far contenta Martina. Trovo sia un momento pieno di poesia".

- Cosa ci si aspetta da un suo film?
"Da un mio film in genere ci si aspetta la battuta che resterà nel linguaggio dei ragazzi. Se da un lato questa cosa mi fa piacere, dall'altro vorrei però che di tanto in tanto si guardasse a qualche altro aspetto del mio lavoro".

- Ha già in mente qualche idea per il suo prossimo film?
"Mi piacerebbe dirigere un film corale, qualcosa alla Compagni Di Scuola, ma ancora non c'è un progetto preciso".

- Come attore qual è il suo sogno nel cassetto?
"Sogno da sempre di vestire i panni di Jago, ma come la prenderebbe il pubblico?".

- Cosa sente di dovere a Sordi?
"I film che mi hanno formato come I Vitelloni, Lo Sceicco Bianco e Una Vita Difficile".

- Lei è molto amato dal grande pubblico. Secondo lei, perché?
"Credo che la gente mi voglia bene per la sincerità che metto nei miei film".

- Cosa ne pensa della tendenza a rivolgersi al passato che ultimamente caratterizza i lavori di molti registi italiani?
"Penso che cercare ostinatamente nel passato storie da raccontare sia il limite di molti dei nostri registi, non di tutti naturalmente: c'è infatti chi sa raccontare il passato con una sensibilità moderna, come Virzì, o darne una lettura personale, come Tornatore. Personalmente non ho mai sentito l'esigenza di andare a scavare nel passato, l'attualità è così ricca di spunti narrativi! E poi credo proprio che noi saprei raccontare qualcosa che non conosco da vicino".

© 1998 reVision, Maria Stella Taccone



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