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Gadjo Dilo - Lo Straniero Pazzo1h 40' Un paio di scarpe sfondate a coprirgli i piedi, un sacco a tracolla ed un registratore in
tasca, così un giovane uomo percorre le strade ghiacciate della campagna rumena alla ricerca di sè stesso attraverso quelle
labili tracce che, fili ormai evanescenti, rappresentano l'ultimo contatto con un passato al quale continua a rimanere aggrappato.
Il suo nome è Stéphane, un gadjo, uno straniero, i suoi nuovi amici degli zingari, gli abitanti del villaggio zigano tappa del
suo peregrinare. E sono ancora una volta i gitani, quindi, ed il loro mondo, ad essere al centro di Gadjo Dilo, il film con
cui Tony Gatlif viene a completare un vero e proprio trittico aperto nel lontano 1983 con Les Princes e poi proseguito
in tempi più recenti con l'acclamato Latcho Drom, un incontro che rappresenta un possibile tentativo di dialogo fra due
culture opposte, laddove rifiuto, paura e disprezzo hanno da sempre caratterizzato la visione che dello zingaro ha l'uomo cosiddetto
"civile", un razzismo che è sì presente anche qui nei rapporti fra rumeni e gitani, ma che assume canzonatori toni di burla nell'opposta
reazione all'ingresso dello straniero nel villaggio: Stéphane non è uno di loro, ed i suoi vestiti logori, le scarpe rotte, quel
sacco informe, lo fanno apparire ai loro occhi come un possibile ladro di polli, un rapitore di bambini, un pericolo per tutte
le donne. Ma Stéphane (Romain Duris, che ricorderete in Dobermann)
non vive di convenzioni, è uno spirito libero, semplice e genuino; fin dal primo incontro con Izidore, il capo del villaggio, lui
ha imparato ad amare questa gente ed un mondo fino ad allora sconosciuto. Partito alla ricerca di Nora Luca, una misteriosa cantante
zigana, niente altro che un nome scritto frettolosamente a penna sul dorso di una cassetta che suo padre, negli ultimi mesi di
vita, amava ascoltare, Stéphane, guidato da Izidore che in lui vede il figlio strappatogli con la forza, è entrato a far parte
di una comunità della quale ha man mano assorbito le usanze e le tradizioni, ed il gadjo, dapprima visto con diffidenza, poi
con curiosità, è diventato uno di loro.
Ed è proprio il cammino di Stéphane, quel suo viaggio fuori da ogni schema, ad affascinare,
il lavoro fatto da Tony Gatlif su quegli sguardi pieni di vita, sulle sincere espressioni di stupore, riportando l'approccio di
un attore parigino alla realtà della cultura zigana, immergendolo in una dimensione fatta non di attori professionisti ma di
veri gitani, fino quasi a confondere il percorso compiuto da Stéphane con quello di Romain, le reazioni dell'uno con quelle
dell'altro. L'ostinata ricerca di Nora Luca non è altro che il rifuggire il presente restando saldamente legato alle proprie radici, il girovagare da un villaggio all'altro alla ricerca di testimonianze musicali da registrare tradisce ancora lo sguardo indagatore dell'uomo occidentale e la sua smania di catalogare tutto ciò in cui si imbatte, ma l'amore per la bella e ribelle Sabina (Rona Hartner, attrice e cantante di Bucarest), le cerimonie intrise di gioia e dolore che risalgono alle più profonde tradizioni popolari, gli stessi eventi ammantati di un razzismo il cui inevitabile sfocio non può essere altro che un'incontrollabile violenza, porteranno Stéphane ad una presa di coscienza che significherà tagliare ogni ponte con quella società alla quale non sente più di appartenere, per fare il proprio ingresso, a pieno titolo, in quel nuovo mondo che ha ormai conquistato il suo cuore. © 1998 reVision, Carlo Cimmino |
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