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Fast And Furious

The Fast And The Furious - 1h 38'

Regia: Rob Cohen



E' facile osservare che in Fast And Furious esiste uno sforzo considerevole inteso a modificare i confini dell'umano, ad estrarre dall'uomo le modalità in cui la verità dell'essere accade fino a raccogliere il senso della totalità nella disponibilità ad esprimere l'energia nascosta nella natura ed esaltata dalla velocità. In particolare nelle corse clandestine di auto truccate la natura in qualche modo si trasforma e sembra trovare nel massimo pericolo le condizioni più appropriate a descrivere la tecnica come occasione di verità, come apprendimento dei modi del divenire, delle forze che sottraggono l'essere a se stesso, costringendolo a riscrivere di continuo le condizioni tecniche dell'esistere. Ma lo svelamento che si offre come prodotto di una abilità più che come risultato di una disponibilità all'ascolto può "naturalmente" prodursi, al di fuori di una provocazione che anziché possesso e accumulo della geneticità della natura sta a significare disciplina delle emozioni e chiamata a raccolta delle potenzialità del pensiero?
In questa modalità dell'accadere si nasconde il senso delle leggi differenzianti che giustificano i rituali in grado di prendere il sopravvento sull'oggettività dei comportamenti che legano l'essere al pensiero dell'identico nelle corse di auto truccate descritte in Fast And Furious. A questo punto diventa inutile chiedersi cosa differenzia Fast And Furious da tanti "action movies" che vedono nel dissolvimento del pensiero nella prassi la premessa al riconoscimento del pericolo e del destino inscritti nella natura umana.

Fast And Furious implica il riconoscimento della trasformazione dell'identità non come svelamento di ciò che è possibile chiamare appropriamento originario, ma come ricerca e conquista di ciò che è al di là dell'umano, di ciò che non si identifica con il fondamento dell'ente. Non inganni la ricerca - evidente nello scontro - incontro dei personaggi di Brian, il poliziotto infiltrato, e di Dominique Toretto, colui che sembra possedere la mappa del gioco rischioso che tutti i piloti sono chiamati a giocare - di un traccia veritativa ospitata nella provocazione rivolta ad un mondo che non ha più riti da inscenare ma solo identità da confermare.
E' ininfluente allora tentare di stabilire il senso sotteso alla sospensione del "salto" richiesta da Brian, che si lascia comprendere nel costituirsi di un pensiero che crede di tenere ben distinti gli oggetti della tecnica dalla ricerca disinteressata del loro senso. A vincere, in Fast And Furious è chiaramente chi intuisce il dissolvimento - così efficacemente evocato nella scelta di una regia mai concettualmente precostituita - di uomo e natura, di soggetto e oggetto nel dispiegamento di una rappresentazione che ha smesso di inseguire la propria essenza. Questo significa che se l'uomo ci sorprende perché non appartiene, non completamente almeno, alla prassi che sembra racchiuderlo, Fast And Furious ci pone davanti ad un enigma, dove la prassi non è più il risultato del dissolvimento di un pensiero, ma la ricerca della risposta che la civiltà della tecnica potrebbe fornire allo sfondo abissale che si lascia scorgere al di là delle provocazioni scientifiche e degli impianti tecnici, dei mezzi per raggiungere una meta che - come quella inseguita dai piloti nelle corse di auto truccate - è inevitabilmente lasciata alle spalle, sostituita da un ordine, da un linguaggio che si costituiscono come continuo, inevitabile oltrepassamento.

© 2001 reVision, Marco Marinelli



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