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Fuori Dal Mondo1h 40'Regia: Giuseppe Piccioni E’ una buona strada, in linea generale, quella intrapresa da certo ultimo cinema italiano.
La strada di raccontare cose, e lavorare sui personaggi, invece di perdersi nei vicoli del "minimalismo sottovuoto", che spesso
portava alle tristi piazze del nulla narrativo. La strada di un coraggio ritrovato, di volersi cimentare in qualche invenzione
visiva, di voler dire, piuttosto che subire. Voglia di guardare fuori a trecentosessanta gradi, di rivolgersi al grande pubblico
senza dimenticare le ragioni del cinema. Si può discutere sui singoli risultati, ma non è lecito disconoscere il tentativo.
Prima Baci e Abbracci di Paolo Virzì, adesso questo
Fuori Dal Mondo di Giuseppe Piccioni. Regista non banale, abituato, nelle sue cose migliori, come Il Grande Blek
o Chiedi La Luna, a lavorare proprio sui personaggi e sui loro cambiamenti, sulle variazioni del cuore, piccole o grandi
che fossero. Adesso, Piccioni imbastisce una sorta di "canto della solitudine metropolitana", che prende in primo piano le
forme della crisi d’identità di una suora vicina ai voti, Caterina, proiettata dal fortuito ritrovamento di un neonato in una
dimensione sentimentale a lei sconosciuta, o preventivamente rimossa. Che la porta a contatto con il singolare proprietario
di una lavanderia, che della rimozione è maestro, incapace com’è di un contatto umano, pronto a togliere per gli altri le
macchie che non riesce a far sparire sul proprio cuore. Il primo piano sottende una dimensione corale della vicenda, che è
fondamentale per il suo compimento.
Una storia di suore, lavoranti, commesse, impiegate, cameriere, ritratte di quando in quando in brevi foto di gruppo, soggetto
collettivo, avrebbe detto la critica "d’antan", coro, appunto, nell’accezione di commento. Cuore pulsante, bisognoso di
comprensione ed amore, come i due protagonisti. Fuori dal mondo, nei ristoranti, Piccioni cerca di svecchiare i moduli narrativi
impiegando in modo desueto la non sincronicità tra immagini e parlato, lasciando intuire che questi personaggi sono chiusi in
se stessi, e in se stessi parlano e pensano, prima di rivolgersi agli altri. Un delicato impasto con la colonna sonora scandisce
ritmi blandi per il racconto, in parallelo con i tempi dell’anima. Alcuni spunti si perdono nei rivoli di una scrittura non
sempre impeccabile, che prolunga a dismisura alcuni passaggi a vuoto. Problematico l’inserimento dell’algida recitazione di
Margherita Buy, sempre in trattenuta nel delineare un personaggio problematico come quello di suor Caterina. Di Silvio Orlando,
Piccioni sfrutta saggiamente il lato malinconico, inguainandolo in abiti costrittivi e dotandolo di una impossibile pettinatura.
Trova il suo sostegno, Fuori Dal Mondo, in un buono stuolo di comprimari, e in due apparizioni femminili eccellenti,
Marina Massironi e Giuliana Lojodice.
© 1999 reVision, Riccardo Ventrella |
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