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La Frontiera1h 47' Presentato all'ultima Mostra Internazionale di Venezia nella Settimana del cinema Italiano, La Frontiera segna il ritorno al cinema, dopo tanti lavori televisivi, di Franco Giraldi, regista attivo negli anni settanta, di cui forse ricoderete il bel La Giacca Verde con Renzo Montagnani. Un ritorno con un progetto molto sentito che, se sulla carta poteva apparire molto interessante, si rivela, in realtà, piuttosto deludente.
Tratto dall'omonimo romanzo di Franco Vegliani, il film affronta la difficile condizione, prima di tutto interiore, della gente di frontiera, di chi è nato e cresciuto in quelle zone di confine dalle linee di demarcazione appena accennate. Regioni multietniche, gli abitanti delle quali portano in sè le tracce evidenti di diverse culture, passando con noncuranza dall'una all'altra senza la minima difficoltà. Ma in determinate epoche le condizioni storiche non consentono agli uomini questa forma di libertà assoluta e li costringono ad una scelta ben precisa, a schierarsi dichiaratamente o da una parte o dall'altra. Ed è proprio in due di questi momenti emblematici, durante la prima e la seconda guerra mondiale, ad essere ambientato La Frontiera, attraverso la storia di due giovani nati, a 25 anni di distanza, nella stessa isola dalmata. Emidio Orlich (Raoul Bova) è un ufficiale dell'esercito austro-ungarico alle prese con gli ultimi bagliori di un impero che sta crollando e con i propri tormenti interiori di uomo a cui inizia a rivelarsi la propria identità. Franco Velich (Marco Leonardi) è un ufficiale italiano tornato, a distanza di anni, nell'isola dove era nato per trascorrervi una licenza di convalescenza, anche lui impegnato a fronteggiare i dubbi prodotti dalla fedeltà ad una nazione che non riesce a sentire più patria dell'altra. Peccato che la scrittura non sia delle più felici e, soprattutto, che Giraldi sia anch'egli, a quanto sembra, un sostenitore della moda italica che tende a propinarci unicamente attori giovani e belli, ma dai volti totalmente inespressivi e dalle dubbie capacità recitative, molto spesso evidenziate, però, da ruoli a loro non congeniali. Raoul Bova, dai lineamenti sempre più scolpiti, è ormai catturato nel suo ruolo di bel tenebroso e non si sforza minimamente di uscirne. Per non parlare dell'accoppiata formata da Marco Leonardi (Come l'Acqua per il Cioccolato e Italiani) e Claudia Pandolfi (Le Amiche del Cuore), maestrina fascista fermamente convinta delle ragioni dell'esercito occupante. Anche il bel personaggio di Vesna Tominac si perde ben presto in una forzata sessualità del tutto gratuita. Fortunatamente i grandi attori del nostro cinema resistono ancora, e Giancarlo Giannini e Omero Antonutti (da Italia Anno Uno di Rossellini a Un Eroe Borghese), impegnato nella parte del narratore che fa da tramite fra le due storie, ci confermano ancora una volta che la classe non è acqua. © 1997 reVision, Carlo Cimmino |
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