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Freddy vs. Jason1h 37'
Regia: Ronny Yu Freddy vs. Jason, ovvero, quando l'horror non fa più paura e diviene un carrozzone carnevalesco svuotato di senso. Una
trovata a buon mercato, tanto scontata nella sua implausibilità quanto efficace al botteghino (costato quattro soldi ha incassato più di novanta milioni di dollari),
un effettaccio da grand guignol produttivo, asso nella manica della leggendaria New Line Cinema.C'era una volta Freddy Kruger, il perfido babau pedofilo che trasformava in carneficine gli incubi e le paure degli adolescenti. Ma come "cattivone" era fin troppo simpatico, così gli spettatori hanno iniziato a parteggiare per il mostro dalla battuta facile, e con il passare dei sequel da presenza inquietante è divenuto una sbiadita, addomesticata, mercificata figura mitologica dell'immaginario anni Ottanta, un'icona logora e ingombrante. Cosicché il suo stesso creatore, il genialoide Wes Craven, aveva pensato bene di toglierlo di mezzo definitivamente con quella intelligente e orrorifica operazione metacinematografica (anticipatrice della trilogia Scream) che era Nightmare - Nuovo Incubo. Ma nove anni dopo Freddy è tornato, sfidando le leggi di mercato che tendono a relegare nell'oblio, a dimenticare con facilità. A Elm Street vive adesso una nuova generazione di teen-agers (a cui corrisponde ovviamente tutta una generazione di nuovi potenziali spettatori) che non sa nulla delle efferatezze del buon vecchio Kruger. Per riacquistare i suoi poteri Freddy si serve di un'altra figura mitica, il Jason Voorhees di Venerdì 13, il bambino reincarnatosi per vendetta in un omaccione con la maschera da hockey e il machete facile. L'incontro tra due personaggi di tale portata non può che sfociare nell'inevitabile scontro. A parte l'aspetto merceologico, paratestuale, irrita l'assoluta inconsistenza dei personaggi umani, le vittime predestinate, ragazzetti insipidi più antipatici del
solito. Il genere non richiede particolari profondità introspettive ma è insopportabile che un dialogo tra adolescenti decerebrati risulti necessario per tenere insieme
una trama che è possibile ridurre all'esile spunto di partenza. Tutto si gioca sull'effetto molla che lo scontro tra i due super-cattivoni può produrre sull'intera
pellicola, in un brodo di coltura con ingredienti da slasher-movie di serie Z: ragazze procaci con le tette al vento, spaventi a basso costo, efferatezze in quantità
industriale. La svolta, discutibile, verso il grottesco e l'humor nero, voluta da Craven stesso a partire dal terzo film della serie Nightmare, non dà frutti
in questo ennesimo capitolo in cui i due finiscono col perdere ulteriormente qualsiasi residuo elemento perturbante, divenendo in tutto e per tutto niente di più che
delle simpatiche canaglie. Jason è sbrigativo come al solito - infilza qualsiasi cosa gli si pari davanti. Freddy è un po' più sadico e inventivo, ma è solo la debole
incarnazione della creatura perfida che era.Qualsiasi implicazione filosofica teorica metodologica metafilmica suggerita dai temi del sogno, della realtà, della citazione sfrenata e della contaminazione postmodernista..., tutto ciò che vi si può accidentalmente intravedere è assolutamente casuale. Vi si potrebbe forse leggere un superamento del pensiero dialettico retaggio di un idealismo metafisico (non più bene vs male, oggettivo vs soggettivo, sogno vs realtà, acqua vs fuoco...), in favore magari di una rappresentazione deleuziana all'insegna della ripetizione e della differenza, di un modo di vedere schizofrenico con mondi percorsi da altri mondi, persone e oggetti multipli, corpi squartati o disarticolati... No, per favore... Niente di tutto ciò. In realtà si tratta di effetti collaterali di un film che difetta per l'appunto di qualsiasi pensiero-cinema o di una benché minima impronta stilistica. La regia di Ronny Yu - veterano del cinema di Hong Kong (l'algido brivido di The Bride With White Hair è opera sua), non nuovo al sequel horror (La Sposa di Chucky) - non ha estro né inventiva. Colpa anche di una sceneggiatura che tira i remi in barca fin dall'inizio rinunciando a ogni logica. Ma soprattutto manca al film vera suspense, ed i passaggi dal sogno alla realtà non hanno alcun valore filmico. Non giova neppure la pessima recitazione, e l'evidente astensione dal lavoro del montatore, del cui operato non vi è traccia. © 2003 reVision, Maurizio Giometti |
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