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La FormulaThe Spanish PrisonerRegia: David Mamet Le ossessioni di David Mamet, grande scrittore per il cinema, sono sempre le stesse, fin da
quando ha firmato nel 1981 Il Postino Suona Sempre Due Volte. The Spanish Prisoner è un gioco (niente a vedere
dunque con la Spagna e i prigionieri), ma di quelli intelligenti, che assomigliano a test psicologici, o quantomeno mettono
alla prova le capacità intellettive e di analisi del giocatore. In questo caso i giocatori siamo anche noi, e, se il gioco ci
piace, siamo abbastanza intrigati da cercarne la soluzione. Come nel poker, il gioco preferito di Mamet, e che aveva ispirato
una delle sequenze più belle di La Casa Dei Giochi, i rapporti umani si basano su false impressioni. Chi vive la propria
vita e il rapporto con gli altri in buona fede facilmente può essere vittima di bluff, di trucchi a prima vista inspiegabili,
ma che a posteriori si rivelano così banali che si stenta a credere di esserci cascati. Joe Ross (Campbell Scott) è il gonzo
di turno, mentre il resto del mondo è pronto a ingannarlo approfittando della sua ingenuità. L'inizio della vicenda è tutto
un programma: Joe incontra alcuni boss della azienda in cui lavora per spiegare le doti della formula chimica che ha appena
inventato. Una scoperta che garantirebbe alla società milioni di dollari oltre ad un cospicuo vantaggio su tutti i concorrenti.
Mister Klein (Ben Gazzara) è il capo dell'azienda. Assicura a Joe che gli azionisti terranno in grande considerazione la sua
invenzione, e lo ricompenseranno lautamente, ma Joe non è affatto tranquillo. L'incontro avviene in un’isola dei Caraibi. Oltre
ai dipendenti della compagnia, i colleghi di Joe, tra cui George, l'avvocato della compagnia, interpretato da Ricky Jay, la
segretaria Susan (Rebecca Pidgeon, moglie di Mamet), innamorata di Joe, ci sono misteriosi personaggi che non hanno affatto
l’aria di spensierati turisti: una agente dell'FBI e un fantomatico tycoon, Jimmy Dell (Steve Martin), che arriva in idrovolante
o almeno così lascia credere a Joe. L'atmosfera caraibica è tutt'altro che rassicurante. Ma è solo la prima parte. Il film
continua in questo clima sempre più claustrofobico. Joe presto si ritrova in una sorta di labirinto dove ogni segno si rivela
ingannatore portandolo sempre più lontano dalla verità e avvicinandolo all’abisso della propria rovina.
La Formula è un film prezioso, perfettamente girato, una sorta di kammerspiel postmoderno. Mamet ha la capacità di esplorare la psicologia, di descrivere chiaramente quei sottili giochi di potere che sottendono i rapporti umani. E lo fa con dialoghi attenti ai dettagli, talvolta lunghi, che appaiono insostenibili rispetto ai criteri convenzionali del cinema commerciale. Le frasi più semplici sono quelle più interessanti perché possono tradire la verità come quella di Jimmy: "quando due parti si siedono per un accordo, ciascuna di esse si aspetta che l’altra parte cerchi di imbrogliarla". Mamet si muove sulla scia hitchcockiana, non fosse altro che la formula chimica, di cui non sappiamo nulla è il classico McGuffin, cioè un artificio per interessare lo spettatore e fargli credere anche le cose più improbabili e sviarlo su falsi indizi. Il protagonista è inoltre una persona comune che finisce in una trama da alto spionaggio proprio come quella di Intrigo Internazionale. Tutti i particolari messi in gioco non ci aiutano a risolvere il mistero della vicenda, l’intrigo ed il complotto sono sempre dietro l’angolo, il racconto prende strade diverse e non risulta mai prevedibile. © 1999 reVision, Andrea Caramanna |
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