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Auto Focus1h 47'
Regia: Paul Schrader Ascesa e caduta di Bob Crane (Greg Kinnear), attore comico protagonista del serial televisivo "Gli
eroi di Hogan", edonista non pentito nella (ancora) puritana America degli anni sessanta.
Ma anche riflessione sul potere normalizzante dei media, che di un attore complesso, ricco di zone d'ombra, vuol offrire un'immagine
semplificata, ipocrita, troppo lontana dal vero. Non è un caso che Bob Crane cominci ad un certo punto ad immortalare le sue avventure in nastri video con l'aiuto del tecnico video John Carpenter (Willem Dafoe). E' un modo per lui per riappropriarsi della propria immagine, spossessata da una tv sempre più in opposizione con il suo vero io, che tenta di farlo assomigliare ad una sorta di cartone animato vivente. Peccato però che l'America non sia ancora pronta ad accettare l'immagine "perversa" di un attore troppo popolare per essere anche libero: di qui la caduta di Bob Crane e forse anche la fine prematura. Detto questo, rimane da dire che Paul Schrader non vuole fare di Bob Crane un eroe e neanche un simbolo della controcultura che nasceva in quegli anni. Bob Crane è ingenuo e anche piuttosto naif nel tentativo di riappropriarsi della propria immagine e perfino del proprio corpo in un contesto che vuole immagini innocue, prive di spessore, buone per tutti i palati. Non c'è in lui la volontà di rompere determinate barriere, di arrivare a conquistare con il mezzo video, più "leggero", più creativo una dimensione artistica che sia demistificante, liberatrice. E questo perché Bob Crane non vuol sentire la contraddizione che indubbiamente esiste tra l'innocuità dei ruoli televisivi e il suo essere un essere sessuato, che gioca deliberatamente con le proprie fantasie più nascoste, nei video girati con l'amico John Carpenter. Qui è il vero Bob Crane a venire a galla, la sua Ombra, ma Bob Crane non sembra rendersene conto e schizofrenicamente continua a tenere separata la sua immagine pubblica e la sua immagine privata, privatissima, che non sembra in grado di scalfire una normalità borghese che parla tutt'altro linguaggio dal linguaggio del corpo, dei sensi, della mente liberata dalle convenzioni e rischia quindi di chiudersi, di perdere il contatto con la parte di sé più autentica, più vera. © 2003 reVision, Marco Marinelli |
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