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Larry Flynt - Oltre lo ScandaloThe People vs. Larry Flynt - 2h 10' Larry Flynt, ovvero il nuovo film-caso della libera America, Larry Flynt ovvero il nuovo personaggio indimenticabile di Milos Forman, Larry Flynt ovvero il volto provocatorio, impudente, seducente di Woody Harrelson, divo a metà tra Marlon Brando e Jack Nicholson.
Larry Flynt è la storia del miliardario americano, editore della rivista pornografica Hustler, incriminato più volte con diverse accuse, noto per il suo modo di fare oltraggioso nei confronti delle corti che lo dovevano giudicare, la cui vita è stata talmente concitata e ricca di episodi incredibili da non stupire se qualcuno ha pensato di farci un film. E questo qualcuno è un regista innamorato dei ruoli più stravaganti, dei personaggi più folli e anticonformisti, dei provocatori, anche quando si tratta di geni. Così il grande Mozart è raccontato nella sua veste più stravagante in Amadeus, così in Qualcuno Volò sul Nido del Cuculo Jack Nicholson dava il meglio di sé, a capo della 'banda di picchiatelli' dell'ospedale psichiatrico in cui era finito per sfuggire la prigione. Piccolo commerciante, pornografo, magnate, convertito e quasi predicatore, invalido, eroinamane, la storia di Larry Flynt è così raccontata mettendo in risalto questa figura imponente rispetto a tutte le altre, non necessariamente amabile, ma sicuramente attraente. Da semplice proprietario di un locale porno, egli diventa l'editore di una piccola rivista che propone immagini pornografiche, forse un po' più spinte di altre riviste, ma sostanzialmente molto simili ad esse. Eppure a lui, e non ad altri, arriva una prima citazione che contiene anche un'accusa di associazione a delinquere. Da qui inizia l'iter giudiziario di Flynt, che è l'asse portante del film, ed è tutto giocato sulla ricerca e l'affermazione di un tipo di libertà, quella di poter esprimere le proprie opinioni, di poter dire e mostrare le cose come stanno al di là della cortina dell'ipocrisia e dell'omologazione. Non è difficile a questo punto rammentarsi del film del 1974 Lenny, del grande e trasgresssivo Bob Fosse, molto simile per l'intento, per lo svolgersi del racconto e per il tipo di denuncia sociale (tra l'altro il film è ambientato per la maggior parte negli anni '70), che raccontava la storia del cabarettista Lenny Bruce, sempre nei guai con l'apparato giudiziario a causa della portata polemica dei suoi spettacoli e del suo linguaggio troppo audace; e così come i turpiloqui di Lenny prendevano di mira la società americana più repressiva e bacchettona e accanto alle situazioni 'oscene' parlava anche di un'altra oscenità, quella istituzionalizzata del potere dominante e dei relativi giochi politici, in Larry Flynt si va ancora piu' a fondo e la pornografia si mischia alla politica, a rimarcare che ogni tipo di libertà può rimanere tale fino a che non si scontra con il potere. E allo stesso modo nel film si ripropone il tipo di dicotomia amore-guerra con la didascalia: "E' più osceno questo (tette, culi, gente che si ammucchia) o questo (un uomo ferito a morte che sangunia dalla testa, corpi ammucchiati di un campo di concentramento) ?" E da qui la frase più sofisticata del film, che meritava una nomination all' oscar anche per la sceneggiatura oltre che per la regia: "Uccidere qualcuno è reato, ma se fotografi qualcuno che uccide magari vinci il Pulitzer. Fare l'amore non è reato, ma se fotografi qualcuno nell'atto di fare l'amore puoi essere incriminato". Insomma decidere con chi stare in questo film non è difficile, anche se non siamo degli assidui lettori di riviste pornografiche, e anche se, ripeto, il personaggio di Flynt non è particolarmente accattivante, né simpatico. Così come non era simpatico, anzi creava un notevole imbarazzo riconoscere che alla fine poteva avere le idee più chiare di tanti altri, e quindi meritare anche della stima, quello di Nati per Uccidere (forse proprio quell'interpretazione ha ispirato a Forman la scelta di questo attore, peraltro versatile, per la parte di Flynt), anche se qui è più facile scegliere di stare dalla sua parte, moralmente meno impegnativo, meno controverso. E in più questo personaggio cresce e ci conquista, cominciamo a comprenderlo, a partecipare, ad essere più solidali con lui, infine ad amarlo.
E per dimostrare da che parte stare, la regia di Forman è spesso enfatica, sicuramente magniloquente, ma lo è consapevolmente. Inoltre, essendo in possesso di tutti i mezzi per farlo, egli vuole sottolineare che il personaggio raggiunge la notorietà che ha, grazie e a causa di tutti i soldi che possiede e non risparmia niente per mostrarne lo sfarzo e spesso il cattivo gusto, sfiorando quasi il barocco. Ma la cosa più bella della regia di Forman, che come dicevo si è valsa una nomination all'Oscar (ma questo vuol dire solo che i produttori intendono a tutti i costi rientrare delle enormi spese affrontate), è la ricreazione degli ambienti, la direzione degli attori, la volontà incessante con cui gli sta addosso, con la sua macchina da presa, e la mobilità di essa, inarrestabile, incalzante, che risponde a certi eccessi della sceneggiatura necessariamente richiesti dalla storia stessa; inoltre colpiscono certe scelte, tipiche di una cinematografia forse un po' sorpassata, che proponeva spesso e volentieri associazioni di immagini per similitudine e per contrasto, in una sorta di montaggio intellettuale, caro a un regista formatosi negli anni '70, che rivelano una sensibilità per l'immagine che, bisogna ammettere, non può mai stancare. E infatti il film è piaciuto molto anche alla critica (e ci auguriamo anche al pubblico) europeo, che gli ha assegnato un prestigioso premio, l'Orso d'oro al Festival di Berlino. Altra candidatura all' Oscar, oltre che per la regia, il film la merita sicuramente anche per l'interpretazione di Woddy Harrelson, intenso, credibile, schietto, mirabilmente supportato da una Courtney Love, cantante degli Hole, gruppo femminile del rock underground americano, nonché moglie del defunto leader del gruppo dei Nirvana, Kurt Cobain, rivelatrice di un talento particolare ed estremamente appropriato all' interpretazione di un personaggio maledetto, fuori dagli schemi, trasgressivo e un po' volgare, ma di profonda umanità. © 1997 reVision, Raffaella Mastroiacovo |
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