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Flubber1h 40' C'era una volta... una favola, moderna, contemporanea, rivisitata, rielaborata, riadattata,
ma pur sempre una favola, creazione di quel mondo Disney che della fantasia più pura è il regno assoluto. C'era una volta, dicevamo,
un professore geniale, un po' distratto e stravagante, che aveva casualmente scoperto, la maggior parte delle scoperte più
sensazionali, si sa, è dovuta ad una combinazione di circostanze casuali, una nuova forma di energia, una formidabile sostanza
animata e gelatinosa dalle straordinarie proprietà. Era il 1961, lo scienziato aveva il volto indimenticabile di Fred MacMurray
ed il film si chiamava Un Professore Tra Le Nuvole. Oggi, ad oltre 35 anni di distanza, ne riviviamo le spassose peripezie
in Flubber, remake tecnologico per la regia di Les Mayfield (Miracolo Nella 34^ Strada).
Il Professor Phillip Brainard (Robin Williams) continua a vivere in un mondo tutto suo, fatto di studio, lezioni, esperimenti ed invenzioni. La normale realtà, con il suo ordine ed i suoi tempi, sembra sfuggirgli e già per due volte ha mancato l'appuntamento con il suo matrimonio con Sara, preside del college dove Brainard insegna, un prestigioso istituto che rischia di chiudere per la grave situazione economica in cui versa. Ma proprio quando, al terzo tentativo, i due sembrano potersi finalmente sposare, ecco che l'esperimento al quale Phillip stava lavorando da tempo dà improvvisamente i suoi frutti con la nascita del tutto inattesa di Flubber e l'ennesimo atteso abbandono della povera Sara. Ma cos'è Flubber? Verde, gelatinoso, vivo, Flubber può assumere qualsiasi forma, scomporsi e rapidamente ricomporsi, sensibile ai rumori e... al solletico. Flubber è energia allo stato puro, in grado di dare velocità ed elasticità ad esseri animati ed inanimati e, perchè no, anche di far volare la vecchia automobile di Brainard. Flubber è comunque la scoperta rivoluzionaria che potrà salvare il Medfield College dalla rovina e, dopo mille peripezie, portare il nostro professore fino all'altare... o quasi. Commedia per ragazzi dal divertimento assicurato, Flubber, pur basandosi su stereotipi e figure già collaudate - basti pensare alla solita coppia di cattivi imbranati e sfortunatissimi che imperversa almeno dai tempi di Mamma Ho Perso L'Aereo - e non potendo reggere il confronto con la comicità semplice ma originale del vecchio film, ha dalla sua uno scatenatissimo Robin Williams e due protagonisti in stato di grazia: Flubber e Weebo, il robot, anzi, scusate, la robottina volante di Brainard. Robin Williams, non serve neanche sottolinearlo, è perfettamente a suo agio in questi ruoli da eterno bambinone nei quali può giocare per lungo e per largo e mettere in mostra una mimica ed una gestualità senza confronti. Quando poi, e questo è il caso, riesce a misurare tempi e modi, evitando di sfociare nella patetica imitazione di un ragazzino nel frattempo cresciuto troppo in fretta, non si può che continuare a riconoscergli un inimitabile talento. Ma chi riesce ancora di più a catturare la nostra immaginazione, e qui bisogna ringraziare i maghi degli effetti speciali, ma non solo loro, sono proprio i personaggi non umani del film: non umani, ma di certo non insensibili e, almeno nel caso di Weebo, sicuramente dotati di un'anima. Far risultare simpatico un ammasso di gelatina verde non è cosa da poco, ma Flubber riesce a conquistare lo spettatore già dalla sua prima apparizione, per poi incantarlo quando si esibisce in un irresistibile mambo fra animazioni prodigiose. Weebo, dal canto suo, è la migliore amica di Brainard, una signorina metallica innamorata ed un po' gelosa: il suo sogno quello di potersi materializzare nelle forme sensuali di una romantica ragazza bionda, i suoi occhi, o forse il suo cuore, un monitor sul quale le emozioni prendono vita, e l'effetto è strepitoso, utilizzando, con sottile gusto cinefilo, le immagini di cartoni animati, film o telegiornali immagazzinate nella sua memoria. Ed anche se il film in sè e per sè può risultare inconsistente, Flubber e Weebo meritano sicuramente di essere visti. © 1998 reVision, Carlo Cimmino |
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