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Flawless1h 50'
Regia: Joel Schumacher In un condominio fatiscente del Lower East Side (praticamente la New York di chi non ce l'ha fatta) scorrono via le vite di uomini e
donne col denominatore comune della sconfitta. Non c'è bisogno che Flawless offra nient'altro che un pugno di inquadrature, e l'universo del film ha già i suoi
riferimenti: è lo spazio a disegnare i personaggi - se sono qui è perché hanno una storia alle spalle, proprio una brutta storia. Spacciatori e marchette, ex-poliziotti,
rapinatori, drag-queen, sono questi gli avventori di un altro Million Dollar Hotel senza importanza; Robert De Niro, che gli stessi bassifondi
ha battuto (cinematograficamente parlando) in lungo e in largo, presta il volto a uno dei perdenti, Walt - comunque perdente anche prima che un ictus lo privi parzialmente
della capacità motoria. Il passato eroico nella polizia gli ha fruttato una medaglia, una lettera del sindaco, la pensione anticipata e il nulla di un'esistenza costellata
di ipocrisie; in questo senso il prologo ha quasi una funzione iterativa, nel ritrarre il protagonista e il suo mondo di surrogati (si prepara ad incontrarsi con una
prostituta come per una serata galante, e quando la donna dev'essere pagata è ben attenta a chiedergli i soldi "per l'affitto"). La figura di Rusty, il travestito che insegna
canto alle drag-queen, introduce nella vicenda il motivo di una diversità esibita senza ipocrisia, ma non per questo meno dolorosa. L'incontro fra i due serve a sviluppare
il tema dell'accettazione di sé, nella cornice dei battibecchi e delle incomprensioni.
Qualunque discorso su Flawless comincia e finisce da Robert De Niro: De Niro come interprete di questo film, che gli richiede la tipica performance nei modi dell'Actor's Studio; come interprete di un personaggio al quale il testo mette di fronte un deuteragonista (Rusty, interpretato da Philip Seymour Hoffman) fortemente problematico; come divo. Nella performance in questione, l'attore si trova a fronteggiare dati come la paresi e la difficoltà deambulatoria, sviluppando i problemi e risolvendoli con costruita naturalezza - in sostanza, la situazione del personaggio spinge al limite le possibilità consentite ad una recitazione concreta in un ambiente concreto. La storia di Flawless affianca due caratteri complementari che a livello di messa in scena finiscono sopra le righe; insomma, da una parte un uomo sano interpreta un
malato, mentre dall'altra un uomo si veste da donna; la capacità mimetica di De Niro richiede al più giovane collega un medesimo procedimento di analisi e controllo del
personaggio (se il primo si misura con grucce e balbuzie, il secondo affronta trucco e lustrini).
Infine il cinema di De Niro completa il sapere intorno al suo personaggio fino a determinarne la psicologia (il riferimento è ai suoi "losers", ai suoi emarginati, come
il Travis Bickle di Taxi Driver), e ad orientare le attese dello spettatore (che fa riferimento a ruoli come quello di Risvegli); allora la filmografia dell'attore
diventa il referente unico di questo meta-racconto.A questa filmografia, d'altra parte, Flawless non aggiunge niente; né si può dire che abbia un qualche feed-back l'azione parallela di Philip Seymour Hoffman; nemmeno si può sostenere che Flawless abbia un valore estetico rilevante, coincidendo programmaticamente (e, come si è visto, a più livelli) con il corpo dell'attore come effetto di genere. Flawless è piuttosto un tributo (rachitico peraltro) che si paga spesso al cinema "d'attore" (con vizi e vezzi affini a quello "d'autore"), genere trasversale che comprende tanto La Cena quanto Donnie Brasco. © 2001 reVision, Luca Bandirali
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