Copertina | News | Forum | Cinema | Home Video | Colonne Sonore | L'Archivio | Links



La Finestra Di Fronte

1h 46'

Regia: Ferzan Ozpetek



C’è un cinema, in Italia, che aggredisce il reale, che stabilisce nuovi paradigmi di pensiero in grado di dare spessore ad un reale inerte, opaco. E c’è un cinema, come quello di Ferzan Ozpetek (Le Fate Ignoranti), che punta invece a sondare l’immobile realtà dei sentimenti, quei sentimenti che sembra così difficile afferrare, osservare nella loro consistenza più intima.
La Finestra Di Fronte, ad esempio, rischia di non dirci nulla sulla voglia di arrivismo, sulla voglia di esserci ad ogni costo che è il problema così legato all’oggi affrontato da Muccino in Ricordati Di Me. Ma non lo fa per disinteresse verso l’oggi, quanto per una forma di tensione mai dichiarata che lega tutti i personaggi ad una memoria collettiva, dentro la quale vivono sentimenti sempre vivi, come il desiderio di abbattere le barriere mentali che ci tengono legati ai nostri meschini egoismi, ai nostri peggiori pregiudizi, al disinteresse per la realtà dell’altro che si muove accanto a noi.
Giovanna (Giovanna Mezzogiorno) e Filippo (Filippo Nigro) sono apparentemente una coppia come tante, felice, ma non è così. Quando incontrano un signore anziano smemorato (Massimo Girotti), che scopriamo essere legato ad un fatto di sangue accaduto nella Roma del 1943, scoprono una realtà della quale neanche sospettavano l’esistenza, scoprono una memoria collettiva della quale sono parte e scoprono in questo modo una volontà di cambiamento che può dare nuova vita al rapporto di coppia. In particolare Giovanna scopre che l’attrazione che prova per Lorenzo (Raoul Bova), il giovane che vive nell’appartamento di fronte, non ha una consistenza autonoma, non è che un segmento di un sentire più complesso, che deve portarla a sapere ascoltare di più, innanzitutto se stessa, i desideri che ha finora nascosto anche a se stessa, l’amore che ancora la lega a suo marito.

Quella che potrebbe sembrare una storia d’amore sfortunata e infelice si rivela così, a ben vedere, parte di un movimento difficile a descriversi, che porta La Finestra Di Fronte a sondare sentimenti che sembrano sepolti, a sondare un sentire segreto che passa necessariamente per l’accostamento del sentire individuale e della memoria collettiva, all’interno di un sentimento del mondo che parla della volontà di scommettere sulle proprie ambizioni nascoste, sulla volontà di fare uscire allo scoperto i nostri veri desideri.
E’ vero, a tratti si ha l’impressione che questo sentire sia anche in qualche modo incapacità di mettersi in gioco, incapacità di mettere a rischio la propria volontà di dare stabilità ad un’esistenza che è, deve essere anche gioco, messa in forse dei propri pregiudizi, investimento emozionale gratuito, che non chiede nulla in cambio. Ma, a ben vedere, Lorenzo non chiede a Giovanna di scoprirsi finalmente, di rivelare sentimenti sepolti, che metterebbero in forse l’ipocrisia di un rapporto ormai sterile. Lorenzo è invece l’elemento di novità che permette a Giovanna non di chiudere un rapporto, ma di inaugurare un mondo, un mondo che il rapporto con Filippo teneva da parte, essendo parte di un sentire raccolto in se stesso, incapace di aprirsi al nuovo, a nuove sensazioni, a nuove emozioni, ad un sentire in grado di dare un nuovo spessore anche ai rapporti più apparentemente vicini all’isterilimento.

© 2003 reVision, Marco Marinelli