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La Figlia Di Un Soldato Non Piange MaiA Soldier's Daughter Never Cries - 1h 50'Regia: James Ivory È il film più bello di Ivory, che si distacca fermamente dalle opere precedenti. Del regista
californiano, ma di formazione britannica, si è sempre detto un gran male. È stato accusato di sterile calligrafismo, di avere
il senso del décor, ma insufficiente profondità di sguardo. Adesso è pronto a smentire le accuse o perlomeno questo film dimostra
che Ivory non è solo l'autore di confezioni carine. La Figlia Di Un Soldato Non Piange Mai è ispirato al romanzo autobiografico
di Kaylie Jones, figlia del noto James Jones, autore de "La sottile linea rossa" e "Da qui all'eternità". Diviso in tre capitoli,
di cui il primo dedicato al piccolo Billy (Jesse Bradford), la sua adozione da parte dei Willis, i rapporti con la protagonista
neosorella Channe (Leelee Sobieski); il secondo a Francis, miglior amico di Channe durante l'adolescenza; il terzo a daddy,
cioè il padre Bill (Kris Kristofferson), e la malattia che lo condurrà alla morte.
Il film manca di una struttura narrativa forte, preferendo isolare alcuni aspetti della vita della famiglia. E il personaggio principale di Channe è messo da parte per approfondire i caratteri minori, come quello della governante portoghese Candida che rifiuta l'amore di un africano e decide di non sposarsi per rimanere vicino a Channe, o le maestre acide e segaligne della scuola, una scuola molto particolare, internazionale, per stranieri che vivono sradicati dal paese di origine. A Parigi i Willis sono sporchi americani, poi tornati in America diventano sporchi francesi. Channe intanto scopre il senso dell'amore anche
attraverso i consigli del padre, che pur impegnato strenuamente nel suo lavoro di scrittore e in una lotta contro il tempo per
finire l'ultimo romanzo, ha lo stesso il tempo di impartire schiette lezioni di vita. Il fratello minore Billy affonda, non
appena in America, in una sorta di letargia adolescenziale, da scontare davanti ai più dementi talk show televisivi. Infine
Marcella (Barbara Hershey), la madre di Billy e Channe, continua ad innaffiare la sua vita di litri di whisky proprio come il
marito, ciononostante è sempre capace di valutare lo stato emotivo dei suoi cari.
I vari episodi della vita della famiglia, che scorrono attraverso gli anni sessanta e settanta, sono rappresentati da Ivory sempre con un'intensa dose di solidarietà nei confronti degli esseri umani che descrive e di commovente disponibilità, nell'accettare la complessità di ciascuna esistenza. È questo il lato più bello del film: la mancanza di fretta nel racconto e le frequenti ellissi che lasciano il tempo di elaborare il vissuto dei protagonisti in quelle parti che non essendoci mostrate possiamo solo immaginare. Sono le espressioni facciali che contano, i tempi, gli sguardi e le parole d'ogni dialogo. È qui che si toccano momenti altissimi di verità. © 1999 reVision, Andrea Caramanna |
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