
|
La Figlia Del Generale
The General's Daughter - 1h 56'
Regia: Simon West
 Il profondo sud degli Stati Uniti, Savannah, Georgia, ancora una volta ispira misteriosi omicidi. Come in Mezzanotte
Nel Giardino Del Bene e Del Male di Clint Eastwood. Ambientazioni prevalentemente notturne, suoni e rumori cupi della vegetazione fitta e profonda delle nebulose paludi.
In quest'atmosfera, calda, umida e soffocante, il capitano Elisabeth Campbell, bellissima figlia del generale, è ucciso, strangolato, con le mani e i piedi legati a
quattro paletti conficcati nel terreno, le mutandine attorno al collo. Il suo corpo giace sul campo di addestramento urbano dell'Esercito americano Fort MacCallum. Il set
della morte è attraversato in tutte le direzioni dalla macchina da presa, e le luci, bianche dell'accampamento, il cadavere bianco della giovane donna contrastano con
la terra opaca, l'oscurità della notte, le sagome fatiscenti degli edifici ricostruiti, tra le quali s'intravedono altre sagome di finti soldati.
John Travolta è l'investigatore Paul Brenner chiamato a risolvere il caso, con l'aiuto della psicologa Sarah Sunhill (Madeleine Stowe) con la quale ha avuto nel passato
un love affair a Bruxelles.
Il regista Simon West (Con Air) gira una storia, trasposizione sullo schermo delle pagine del romanzo omonimo di Nelson DeMille, alla
sua maniera d'autore di famosi short pubblicitari, seducendo il pubblico con inquadrature che hanno il senso dei minimi dettagli, come le goccioline di sudore quasi onnipresenti
sui visi dei personaggi. La Figlia Del Generale, oltre che per il clima prevalentemente claustrofobico delle scenografie, è apprezzabile per la verve brillante
degli attori: John Travolta è perfetto nel suo piglio canagliesco, e le sfumature tra espressioni ironiche e serie. Un altro pezzo di bravura è quello di James
Woods, la cui ambiguità sessuale è interamente rappresentata nei dialoghi con Travolta.
L'estro visionario della pellicola funziona nel momento in cui lascia intravedere le cose, stimolando il gioco intuitivo dello spettatore. Nella seconda parte, invece, nella foga
di voler spiegare l'intrigo, West utilizza una serie di flashback, facendo riaffiorare materialmente in immagini un passato della storia che già c'eravamo (ri)costruito
come spettatori. I misteri perdono, così, un po' del loro fascino. Ed il fatto che di mezzo ci sia la brutalità umana, soprattutto la prevaricazione maschile sul
sesso femminile, le molestie sessuali, rende a tratti il film molto più didascalico e banale (buono per serate televisive seguite da dibattito) delle strade contorte della
mente umana che erano in principio affiorate al momento della scoperta dell'insospettabile camera segreta del capitano. Insomma è la parte psicanalitica del film che più
convince e la vendetta della figlia nei confronti del cinico padre. La frase "Ci sono tre modi di fare le cose: quello giusto, quello sbagliato e quello militare", diventa solo
una chiave di lettura convenzionale e riduttiva del film, anche se le rassicuranti didascalie finali c'informano con freddi dati statistici che uomini e donne possono tranquillamente
convivere nelle caserme militari. Siamo proprio sicuri?
© 1999 reVision, Andrea Caramanna
|
|