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Il Viaggio Di Felicia

Felicia's Journey - 1h 56'

Regia: Atom Egoyan



Non c'è in tutto il Nord America un regista come Atom Egoyan, capace di costruire l'utopia del cinema, di realizzare e frequentare assiduamente il luogo sfuggente situato tra Hollywood e l'Europa. Quello di Egoyan non è, intendiamoci, un cinema senza storia: Il Dolce Domani rileggeva Bergman con grande sapienza, e oggi Il Viaggio Di Felicia sfoglia senza nostalgie le pagine migliori dell'Hitch-book. Ma Egoyan è un cineasta originale, non un fanatico della citazione parziale (Helgeland) o integrale (Van Sant); e non ce ne vogliano gli ammiratori di Almodovar o del buon cinema francese se per noi il vincitore morale del Festival di Cannes è l'autore di Exotica, qui alla prova della maturità e della consacrazione internazionale.
Un cinema senza luogo, appunto, che rifiuta tanto le protesi ingombranti della macchina produttiva americana, quanto le miserie del ghetto europeo "des auteurs". Questa sembra essere la chiave d'accesso ad un film, Il Viaggio Di Felicia, che traduce la propria aspirazione ad una post-modernità che non sia già maniera mediante un'ambientazione inconsueta: la periferia industriale inglese, tirata a lucido, cogli impeccabili paesaggi di fabbriche, autostrade e quartieri residenziali. (Viene subito da chiedersi, ricordando Riff Raff o My Name Is Joe, insomma la livida e squallida scena suburbana dei film di Ken Loach, chi sia fra lui ed Egoyan il falsario, o il falsario più abile... [oppure, presumibilmente, falsario è il cinema stesso].)

Protagonista di Il Viaggio Di Felicia è Mr. Hilditch, un angelo nero, per dirla con Montale: il corpo insignificante di Bob Hoskins raccoglie gli incubi sedimentati nell'inconscio e li restituisce sotto forma di cibi elaborati - e di delitti. Protagonista di Il Viaggio Di Felicia è naturalmente Felicia, ragazza irlandese fiera e sfortunata, interpretata da Elaine Cassidy.
Il film è costruito secondo un montaggio alternato che consente di seguire le vicende simultanee dei due personaggi, di prendere confidenza con le rispettive storie personali mediante flash-back succinti e puntuali. Su Hilditch pende la condanna di una vita all'ombra della madre, star televisiva dei programmi di cucina negli anni '50, morta da tempo ma tenuta in vita da un rituale complesso che informa di sé ogni dettaglio quotidiano, ogni spazio agito, ogni rapporto personale. La ragazza insegue invece il fantasma recente di un amore che l'ha lasciata in attesa di un figlio. Caratteri oppositivi come giovane/vecchio, uomo/donna e soprattutto nomade (Felicia)/stanziale (Hilditch): due infelicità del medesimo segno, l'assenza, la mancanza.

Come Il Dolce Domani, anche Il Viaggio Di Felicia è un meta-testo. Con un autore, però, più incline a mostrare il bandolo della matassa; che è la professione del signor Hilditch, responsabile di un'azienda di catering, responsabile di un processo creativo - il cucinare. Il catering è produzione in serie, un po' come il cinema: si gusta sempre lo stesso piatto, in molte copie, una identica all'altra: alla sorgente c'è il lavoro dell'Autore. In generale, la metafora del lavoro umano a significare il cinema (utilizzata con frequenza, per es. in Truffaut, L'Uomo Che Amava Le Donne) è irrobustita dal riferimento all'atto del cucinare (gli americani chiamano l'insieme dei trucchi di bottega di un regista o di uno scrittore "cook-book", il libro delle ricette). Sotto questa luce, s'illumina ragionevolmente la sequenza in cui un rappresentante di cucine automatizzate propone al signor Hilditch l'adozione di un macchinario in grado di sostituire completamente lo staff di uomini e donne che lo affiancano; egli fissa il modellino della macchina (ancora un riferimento diretto alle falsificazioni di scala del cinema), e conclude che non farebbe mai a meno del fattore umano.
E' piuttosto chiaro qui che Egoyan parla del cinema che intende fare: non macchine, protesi tecnologiche che muovono la macchina da presa in sua vece, ma ancora uomini, davanti e dietro all'obbiettivo. Che resta straordinariamente mobile, tanto che non c'è sequenza che non sia sottolineata da travelling anche virtuosistici: geometrie precise che rispondono ad un disegno ricchissimo, mai prevedibile. Sugli esiti del racconto, tratto da un'opera lettararia di William Trevor, si può tacere senza per questo omettere l'essenziale, che per quanto ci riguarda è il grande stile di un Autore al meglio, Atom Egoyan.

© 1999 reVision, Luca Bandirali