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FBI: Protezione Testimoni

The Whole Nine Yards - 1h 40'

Regia: Jonathan Lynn



L’amicizia pericolosa tra un onesto dentista malmaritato e il killer professionista della porta accanto. Un buon soggetto che intreccia poliziesco, farsa, azione, sentimenti. Una buona occasione per lavorare sui generi, giocare sugli stereotipi (verrebbe in mente, ma senza illudersi, Billy Wilder). E in effetti, i primi quindici minuti, con le divertenti schermaglie tra il solito imperturbabile sardonico Bruce Willis e l’ansiogeno clownesco Matthew Perry, sembrerebbero quasi imboccare questa strada: una versione aggiornata dei Walter Matthau / Jack Lemmon di Buddy Buddy... Sin dalla prima battuta, inoltre, il personaggio di Willis si rivela un fuggiasco dall’universo di Tarantino: il suo odio più volte dichiarato verso chi infila la maionese negli hamburger è un chiaro rimando alla famosa invettiva di John Travolta in Pulp Fiction. Ma il confronto, purtroppo, è perso in partenza: l’intreccio di Jonathan Lynn ha il fiato corto e, strada facendo, si fa prevedibile oltre ogni limite.

La cosa che più infastidisce di questo film (a parte l’inspiegabile titolo) è soprattutto la sua matrice esplicitamente televisiva (cosa che lo accomuna, ad esempio, ai recenti Final Destination e The Skulls); una scrittura "da salotto" riassumibile in tre punti: dialoghi rilassati che sottolineano ripetutamente ogni passo avanti della trama, in modo da farsi seguire anche da chi è rimasto al telefono o in bagno un quarto d’ora; assenza assoluta della profondità di campo, con conseguente utilizzo spropositato dei primi piani anche nelle scene più briose e affollate; sceneggiatura che procede a scatti, come per adeguarsi in anticipo ai pit-stop previsti dalla pubblicità. Altro indizio di questa "tele-omologazione": FBI: Protezione Testimoni è l'ennesimo film degli ultimi mesi (Ho Solo Fatto A Pezzi Mia Moglie, Avviso Di Chiamata ...) che si assicura nel cast uno dei protagonisti di "Friends". Proprio non vi sono altri attori comici in giro?

È in fondo superfluo constatare che il post-cinema contemporaneo risulta sempre più intasato da film tratti da telefilm (
Mission Impossible 2) e da divi post-televisivi (il medico in prima linea George Clooney ne La Tempesta Perfetta, senza peraltro dimenticare che lo stesso Bruce Willis ha esordito nel telefilm "Moonlighting"). E si capisce come in questa bassa qualità ormai placidamente generalizzata un arguto giocattolo come The Cell possa apparire un’oasi di intelligenza.

© 2000 reVision, Dante Albanesi



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