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Fantasia 2000

1h 15'



Da diverso tempo, la Disney è una casa di produzione con il piede in (almeno) due scarpe: l'animazione tradizionale, lavoro che segue il solco tracciato dai classici, e l'animazione digitale, nuovo laboratorio di idee e di tecniche. Nell'anno del kolossal Dinosauri, interamente concepito al computer, l'uscita di un nuovo Fantasia è perfettamente in linea con la strategia creativa della Disney. Sono passati sessant'anni da che Walt Disney vide realizzato il suo sogno di fondere le immagini di cartone e la musica sinfonica in un lungometraggio dal nome ambizioso di Fantasia. Il progetto, che assecondava le inclinazioni più pedagogiche del creatore di Topolino, fu un fiasco commerciale: l'idea di rendere Fantasia un'opera aperta, da completare di anno in anno con nuove sequenze, naufragò al primo atto. Ma nuove circostanze consigliano la ripresa di vecchi progetti, e non è senza una punta nostalgica che la casa americana decide di affidare al nipote di Walt una riedizione del film. Fantasia 2000 contiene sette nuovi episodi, più il celebre "Apprendista stregone", ed è rispetto all'originale un lavoro ugualmente ambizioso: l'uscita americana, a Natale dello scorso anno, prevedeva (ad ogni prima nelle maggiori città) l'accompagnamento della Chicago Symphony Orchestra.

La dialettica fra immagine e suono musicale ha conosciuto, nel frattempo, opere d'altro spessore; per cui certi passaggi del film risultano un poco ingenui, mancando del carattere smaliziato che è proprio dei racconti attuali a cartoni animati. Non paga, per esempio, l'astrattismo che accompagna (illustra?) la Quinta Sinfonia di Beethoven, in un tentativo velleitario di "visualizzare la musica"; più riusciti gli accostamenti figurativi, dai cetacei che danzano sulle note di Respighi al Paperino del Diluvio Universale. Un vago sentore di New Age affiora pericolosamente nell'apocalittico frammento guidato dalle note di Stravinskij, echeggiante l'incendio di Bambi, mentre "Il soldatino di stagno" rinsalda il patto con l'antico spettatore delle fiabe animate. Non piacciono (oggi come ieri) le "presentazioni" degli episodi da parte di attori e musicisti, ma tutto rientra nell'anacronismo di fondo: in questa chiave ci si può allora godere il meglio della rassegna, e nella fattispecie l'originale, splendido "Apprendista stregone" sullo spartito di Paul Dukas, così come l'insolito cartoon urbano ispirato al tratto di Al Hirschfeld (grande caricaturista del New York Times), sulle musiche di Gershwin.

© 2000 reVision, Luca Bandirali





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