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The Family Man2h 05'
Regia: Brett Ratner Rispetto a La Vita è Meravigliosa di Frank Capra, le coordinate di The Family Man individuano
percorsi alternativi per comprovare il senso di un'esistenza piuttosto che un'altra. È senz'altro una posizione morale sostenuta
senza tanti dubbi o infingimenti. La scelta di Jack Campbell votata al successo esclusivamente individuale ed egoistico, secondo i principi
del capitalismo avanzato, è sottoposta ad una verifica per l'intervento dell'entità superiore, una sorta di angelo, che organizza
quel procedimento chiamato "occhiatina". Già da questa possibilità capiamo subito che l'evoluzione del personaggio è del tutto prevedibile
e gli elementi formali del film non riscattano la fiacca retorica del soggetto. Intuiamo che il viaggio in un'altra vita sconvolgerà i punti
di riferimento di Jack Campbell. La sceneggiatura sviluppa innanzitutto l'opposizione tra ricchezza e povertà. Come per il principio fisico
dei vasi comunicanti alla fine tutto si equilibra. Alla ricchezza monetaria corrisponde la povertà affettiva. Dall'altra parte le ristrettezze
economiche corrono a braccetto con l'apertura totale del cuore.
C'è da rilevare una profonda differenza con il film di Capra. Mentre in La Vita è Meravigliosa George Bailey si rendeva conto dell'inutilità del suicidio in rapporto al proprio vissuto, in questo caso Jack Campbell ha una sorta d'illuminazione: è ciò che è stato a non avere più senso di fronte all'esperienza straordinaria che vive nel sogno (infatti, dovremmo considerare l'esperienza di Jack solo un sogno poiché racchiuso tra le due inquadrature nella stanza da letto ove si addormenta e successivamente si sveglia). Eppure mi preme ricordare che espedienti narrativi quali presenze angeliche o fenomeni trascendenti siano negli ultimi anni diventati sempre più ricorrenti, spingendo i recenti studi teorici di cinema a riflessioni più corpose sul tema. È certamente difficile tirare le conclusioni
poiché la tendenza è ancora aperta e vitale. Se è vero che il desiderio di trascendenza è nato con l'uomo, occorre verificare quali caratteristiche
il linguaggio cinematografico predispone per elaborare simbolicamente il discorso sul soprannaturale e il trascendente. In questo caso la disposizione
binaria delle due vite, quella della ricchezza individuale e del benessere condizionato dalle entrate familiari, non elabora elementi originali,
anzi utilizza tutto il campionario delle melensaggini con cui sono definiti i ritratti dei personaggi, schiacciati dallo stereotipo dell'appartenenza
ad una fascia di reddito. Il film finisce per illustrare con numerosi dettagli la presenza o meno degli oggetti che sono legati alla quantità di
denaro che si possiede. Jack festeggia l'anniversario del matrimonio in un ristorante e non può ordinare una bottiglia di vino da 800 dollari;
quando ritenta la scalata al successo si presenta ai colleghi con due milioni di dollari di fatturato sapendo che rappresentano solo le briciole
rispetto alle operazioni finanziarie di milioni di dollari. Gli abiti, infine, segnano fortemente l'appartenenza: si può essere accettati o no dal
portiere di uno stabile o trattati come mendicanti con un giaccone di pelle comprato alle svendite. The Family Man forse consiste solo nella
suggestione del sogno, qualunque esso sia, esperienza onirica veritativa che offre l'opportunità di un incontro che può cambiare, forse meravigliosamente,
la vita al risveglio.
© 2001 reVision, Andrea Caramanna |
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