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Faccia A FacciaThe Kid - 1h 44'
Regia: Jon Turteltaub Un uomo incontra se stesso da piccolo. Nella sterminata e parimenti abusata casistica delle "alterazioni d’identità", tra personaggi
che diventano improvvisamente adulti (Big con Tom Hanks, Da Grande con Renato Pozzetto) o improvvisamente ragazzi (Peggy Sue Si E' Sposata di Coppola),
modificano corpo e nome (Strade Perdute di Lynch), si imbattono nel proprio sosia (La Doppia Vita Di Veronica di Kiesloswski), nei genitori
da giovani (Ritorno Al Futuro), nel figlio che devono ancora concepire (Ritorno Al Futuro II), mutano sesso (Nei Panni Di Una Bionda di Blake Edwards),
scambiano i connotati con il padre (Tale Padre, Tale Figlio con Dudley Moore), bisogna ammettere che il soggetto di Faccia A Faccia non manca di una certa
"originalità". Un affermato consulente di immagine (Bruce Willis) scopre con amarezza che l’unica immagine lasciata opaca è quella della propria vita, di un presente privo di sogni e ricordi... Purtroppo, questa suggestiva idea di partenza viene malamente sciupata da una sceneggiatura insipida fino all’inverosimile. Dopo FBI Protezione Testimoni, Willis conferma la propria assoluta estraneità alla commedia, mentre il suo alter ego Spencer Breslin non va più in là di una figurina da simpatico pacioccone. Ma la colpa non è soltanto loro, quanto del film che li circonda. Regia inesistente, ritmi blandi, situazioni e dialoghi privi di mordente. Ennesima e ormai quasi autistica ripetizione (vedi What Women Want, Sweet November e chissà quanti altri) del topos del quarantenne single, stacanovista frenetico, maschilista, cinico e insensibile. Temi fondamentali (le rinunce e le perdite nel passaggio dall’infanzia alla maturità, il coraggio di non rinnegare le proprie radici) tirati via con una superficialità disarmante. Il ridicolo assunto (non certo scusabile dal fatto che si tratta della solita commediola Disney per famiglie) che un uomo sia un fallito solo perché non è sposato e non ha neanche un cane. Un viaggio risolutivo nel passato che avviene maldestramente troppo tardi (dopo almeno mezz’ora di pura noia) e si consuma in dieci minuti, per giunta scopiazzando in maniera clamorosa la già citata trilogia di Zemeckis: anche qui l’evento che riscrive il futuro è una scazzottata. La speranza è che anche allo spettatore sia consentito un giorno di tornare sui propri passi: per colpa di questa stupidaggine che intasa tutte le sale d’Italia, quante altre immagini più meritevoli ci vengono negate? Riusciremo mai a recuperare tutto ciò che oggi stiamo perdendo? © 2001 reVision, Dante Albanesi |
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