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The ExperimentDas Experiment - 2h
Regia: Oliver Hirschbiegel Quando si guarda troppo in profondità si rischia di perdere quello che esiste di più essenziale, ovvero la capacità di sentire la propria
personalità come risorsa contro un reale sempre meno spendibile in termini di strumento di conquista, di superamento di posizioni anche morali troppo equilibrate, equidistanti.
In questi casi può essere facile rifugiarsi nella logica dell'esperimento, nella logica della (falsa) neutralità che ci dovrebbe difendere dagli attacchi condotti da un
nemico invisibile, che non si sa ancora nominare.A questa logica, ai suoi limiti e anche agli indubbi vantaggi che porta con sé, intende fare riferimento The Experiment, dove la creazione di un carcere virtuale, composto di finti secondini e finti carcerati, in realtà cavie umane disposte per denaro a restare prigioniere per quattordici giorni - sotto l'occhio vigile di un gruppo di medici - di un ruolo dal quale sarà loro sempre più difficile uscire o che sarà loro sempre più difficile sentire come inevitabilmente provvisorio, sottintende una critica indiretta a quel potere che si conosce come apparato condotto da una necessità invisibile ad incrementare indefinitamente la propria potenza, perdendo in questo modo di vista l'interesse degli individui che pure dovrebbe tutelare, presto o tardi annullati all'interno di una volontà collettiva che non conosce ideologie, derive impreviste e soprattutto scarti da un norma che sente la propria natura come elemento certo, immodificabile. Purtroppo The Experiment fallisce proprio là dove la fantasia, la creatività dovrebbero avere gioco più facile: mi riferisco - come non è difficile intuire - alla capacità di disegnare un universo artificiale, dove la tentazione demiurgica, l'oltrepassamento delle colonne d'Ercole oltre le quali esiste il mare aperto e tentatore che non conosce approdi visibili e sogna mondi sconosciuti o forse perduti si costituiscono come progetto che vive dei desideri più nascosti e più profondi dell'uomo. E' il pensiero insomma, quel pensiero che si conosce come dialogo libero da precondizioni, da pregiudizi a volte perfino volgari, il vero protagonista dell'esperimento e Oliver Hirschbiegel non sembra nemmeno accorgersene, perso com'è dietro il vuoto rincorrere egoismi, ipocrisie e scatti d'orgoglio che impoveriscono lo spessore di un sogno che non si limita a sondare le profondità dell'animo umano e sogna mondi lontanissimi, che appartengono a pensieri, a preoccupazioni che non sappiamo ancora descrivere. © 2002 reVision, Marco Marinelli |
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