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Est-Ovest

Est-Ouest - 2h 01'

Regia: Régis Wargnier



Ammesso, e ovviamente non concesso, che Regis Wargnier non abbia parenti prossimi tra i membri dell'Academy, rimane da spiegare come possa aver vinto un Oscar per il miglior film straniero con l'indecente Indocina (indecente quanto il gioco di parole, almeno) ed essere nuovamente candidato con questo Est-Ovest, che concorrerà ad armi impari contro l'Almodòvar di Tutto Su Mia Madre. La migliore tra le spiegazione possibili, accantonata quella dell'anticomunismo espresso da Est-Ovest, ormai privo di appeal anche sugli americani, risiede probabilmente in quell'amore per i polpettoni macchinosi che la giuria dell'Oscar pare esternare di quando in quando. Regis Wargnier di polpettoni è cuoco sopraffino, il miglior chef in circolazione insieme all'ineffabile Bille August. Per aderire al genere, Est-Ovest ha carte assolutamente in regola. Trama complicatissima, giocata sulle angherie che il perfido Stalin inflisse dopo la Seconda Guerra Mondiale agli emigrati in Occidente. Nel grinfie del Piccolo Padre cade una francese maritata con un russo, rinchiusa in quel di Odessa finché una compagnia teatrale transalpina giunge in Unione Sovietica.

Manichieismo di primo livello sin dal titolo, così ricco di comprensibili alternative. Il resto condito da una serie di salti temporali e buchi neri che rendono l'intreccio difficilmente comprensibile a chi non sia un enigmista dotato di pazienza e resistenza al sopore. Perché Wargnier confeziona due ore di sontuosi apparecchi ambientali, movimenti di macchina poderosi, dolly e carrelli in quantità, capaci di far perdere allo spettatore il rimanente senso dell'orientamento. Strategico anche l'impiego della Deneuve, come garanzia e suggello dell'intera operazione, nel ruolo della prima donna della compagnia. Di denuncia storica, se la denuncia era una delle molle del film, ben poco rimane. Dispiace vedere coinvolti in simili centoni il simpatico Oleg Menshikov, che appanna la notevole impressione suscitata nel Barbiere Di Siberia, e soprattutto Sergei Bodrov. Quale sia stata la parte del regista del Prigioniero Del Caucaso nella stesura di questa inconcludente sceneggiatura è meglio che non si sappia. Per lui.

© 2000 reVision, Riccardo Ventrella



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