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L'Estate di Mio Fratello1h 21'
Regia: Pietro Reggiani In letteratura come al cinema, non c’è niente di più malinconico dell’estate in campagna,
luogo ideale per raccontare la vita ai suoi stadi terminali o le stagioni di passaggio, l’adolescenziale periodo delle riflessioni
proiettate verso un futuro incerto, l’apprendistato traumatico che precede il risveglio nell’età adulta.Sergio è un bambino introverso abituato a coltivare in solitudine le sue accese fantasie, immerso nell’atmosfera della silenziosa campagna veronese. E’ il piccolo protagonista di nove anni del sorprendente film di Pietro Reggiani, L’Estate di Mio Fratello, arrivato in sala grazie alla coraggiosa associazione SelfCinema che si preoccupa di diffondere i film di qualità con una particolare promozione che prevede l’acquisto anticipato dei biglietti garantendo al gestore almeno una prima settimana piena di programmazione. L’anno in cui si svolge la vicenda raccontata da Reggiani (autore già di un cortometraggio, Asino Chi Legge, molto venduto all’estero) è il 1970, cuore di un’epoca che ha segnato profondi cambiamenti nella storia del nostro costume. Ai turbamenti di Sergio (interpretato con grande intensità da Davide Veronese) fanno da contraltare quelli dei genitori (interpretati dagli ottimi Pietro Bontempo e Maria Paiato), impegnati ad affrontare una crisi matrimoniale mentre la donna è in attesa di un secondo figlio. Ma è proprio quest’imprevista gravidanza, foriera di accese preoccupazioni da parte di lui, a fornire una possibile via d’uscita, una speranza nuova. Percependo i familiari dissapori, il piccolo protagonista si trincera nel solco dei suoi sogni ad occhi aperti (come quello che lo vede conquistatore del suolo lunare, da astronauta). Ma tali sogni assumono presto una connotazione drammatica: Sergio arriva ad immaginare un fratellino virtuale (che nella dimensione onirica ha il volto dell’attore Tommaso Ferro) e successivamente una sorella (Beatrice Panizzolo). Questo accade all’annuncio del nascituro e conduce contrastanti sentimenti. Dapprima compagni d’immaginari giochi, i nuovi arrivati finiscono con l’alimentare una patologica gelosia il cui culmine è il sogno della morte di uno di loro nelle fiamme provocate dallo stesso Sergio. La macabra fantasia sembra trovare un fatale riscontro nella realtà quando la madre subisce un aborto spontaneo, perdendo il nuovo figlio. Per Sergio comincia così un silenzioso calvario, impregnato su un implicito senso di colpa, che lo conduce ad un estremo gesto di autopunizione, quando arriva a ferirsi con una lama da chirurgo. Il dolore di un trauma profondo, sconfinato dalla situazione onirica a quella reale, accompagnerà il nostro fino all’adolescenza, mostrata dal film come sigillo della sua drammatica estate d’iniziazione alla tragedia del vivere. E’ sorprendente come il regista Reggiani sia riuscito a dirigere i suoi piccoli attori senza
far smarrire loro la naturale sincerità (cosa non facile, oggi come oggi per via di quell’eccesso di consapevolezza e di abitudine
all’elemento mediatico a cui i bambini sono condotti). Forte di una geometrica e rigorosa struttura narrativa, sorretto da una
colonna sonora che recupera brani classici di compositori quali Mendelssohn, Dvorak, Liszt, Borodin, Mozart e Vivaldi (mentre
in una sequenza viene ironicamente utilizzato un brano di Stelvio Cipriani dal film Un Uomo, un Cavallo, una Pistola) e
che dona a tutto un epico respiro, L’Estate di Mio Fratello è l’esempio di quel made in Italy adulto che vorremmo più
spesso vedere in sala, cinema puro, che cita la lezione di Franco Piavoli, per una vicenda intimista, riflessione struggente
sulle pieghe più segrete di un’infanzia immersa nella malinconia di una stagione emblematica. Viene in mente un film americano
di qualche anno fa, L’Ultima Estate, dove le dicotomie ideologiche tra ebrei e cattolici venivano incarnate dai due piccoli
protagonisti costretti a crescere troppo presto in una triste vicenda ambientata nella metà degli anni ’70. E qualche riferimento
lo rintracciamo pure in un vecchio film del mai troppo lodato Robert Mulligan, Chi è l’Altro?, thriller psicologico con
sfumature horror che narra la vicenda di un bambino preda di un alter ego gemello e da questo condotto a compiere efferati omicidi.Premiato come miglior film al Bergamo Film Meeting 2005 approdato, nello stesso anno, al Tribeca Film Festival (quello organizzato da De Niro) dove ha ricevuto la menzione speciale della giuria, ospite di vari festival internazionali dove ha raccolto meritati riconoscimenti, L’Estate di Mio Fratello vede la luce, dopo due anni di congelamento, in sale esclusivamente d’essai. Per fortuna esiste ancora la possibilità, sia pure in un circuito marginale del nostro mercato, di poter far vedere al pubblico un film visionario ed appassionante come questo, esplorazione non banale del comune nostro quotidiano esaurito da conflitti che riguardano specialmente le identità più deboli, confinate in isole di solitudine sempre più inaccessibili. Così, separati da un mare di indifferenza e di alienazione, i bambini "si" guardano, a dispetto degli adulti. © 2007 reVision, Francesco Puma |
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