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Johnny English

1h 28'

Regia: Peter Howitt



Ci si sarebbe certo aspettati qualcosa di più dal regista di Sliding Doors, quel piccolo capolavoro di finezza in cui gli incroci del destino si fondevano come incognite in benevole, impreviste combinazioni. Peter Howitt, invece, con Johnny English delude senza perdono anche chi si prepari alla visione con la consapevolezza di aver scelto un film demenziale adeguato ad un pubblico di bambini. L'altrove pregevole Rowan Atkinson, infatti, universalmente noto come Mr. Bean, la più vendicativa e meschina delle maschere comiche, il volto e l'anima del piccolo funzionario dalla distruttività incontenibile, l'uomo qualunque che non si arrende dinanzi all'impossibile rivalsa, dopo l'esordio piuttosto felice in Mr. Bean - L'Ultima Catastrofe, è qui un dipendente dei servizi segreti britannici votato, senza speranza, al lavoro di scrivania. Ma quando un attentato dinamitardo elimina in un colpo solo tutti gli 007 al servizio di Sua Maestà, le indagini sul furto dei gioielli della corona sono affidati necessariamente a Johnny English, spia imbranata fino all'autoeliminazione. Il nemico dichiarato: un miliardario francese dalla mente perversa che sogna il trono d'Inghilterra; l'ostacolo: un corpo goffo e inadeguato che anziché planare precipita, anziché scattare incespica, anziché mimetizzarsi si denuncia. Assolutamente inconsapevole dei propri evidentissimi limiti e caparbiamente cieco dinanzi alla propria incapacità, Johnny English si lancia senza freni nella vita glamour di James Bond, appropriandosi di tutti gli stereotipi del genere spy story per stravolgerli e ridicolizzarli.

I momenti più felici della pellicola, infatti, sono quelli in cui l'imbranatissimo agente segreto si inserisce nei contesti formali di cerimonie, ricevimenti e ristoranti alla moda rompendo le regole, sovvertendo le convenzioni e disintegrando gli ingranaggi con la sua comicità fisica, gettando la sua faccia di gomma oltre l'ostacolo, anche se la sua proverbiale vis dissacrante è quasi del tutto ammortizzata dalla scelta della produzione di stiracchiare qualche gag riuscita e farne un film di 88 minuti che sembra durare un'eternità, costellato di cadute di stile eccessive e di banalità a volte improponibili. Ridicolo e fuori misura il personaggio del pericolo pubblico numero uno interpretato da John Malcovich, intrappolato, contro la sua volontà e la sua vocazione, nel ruolo del francese spocchioso dai sogni di un blasone quasi blasfemo, fisso nello sguardo, ingessato nelle movenze, irriconoscibile nella totale assenza di passione. Vera chicca della pellicola è la colonna sonora, coinvolgente e very english, con il tema di Hans Zimmer ed il motivo portante di Robbie Williams. La curiosità è che il personaggio di Johnny English nasceva per una serie di spot commerciali andati in onda sulla TV inglese... il rimpianto è che l'esperimento non sia rimasto tale sul piccolo schermo... il dato incredibile è che il film di Howitt abbia vinto per due week end consecutivi la sfida al box office.

© 2003 reVision, Elisa Schianchi





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