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Elvjs E Marilijn



Quella raccontata dal film Elvjs e Marilijn, di Armando Manni, è una storia semplice sulla tragedia quotidiana della sopravvivenza. Ma non siamo in qualche remota regione dell’Africa falciata da una carestia, qui siamo a poche centinaia di chilometri da noi, nella Romania post-comunista. Due vite scarne, aggrappate al quotidiano con la sola speranza di un cambiamento, qualcosa che possa liberare Elvjs e Marilijn dalla tortura dello squallore delle loro vite già finite. L’unica via che trovano per scappare dalla fame e dai rottami dei loro villagi è quella della loro bellezza, per meglio dire la loro somiglianza alle due icone dell’immaginario popolare occidentale: Elvis Presley e Marilyn Monroe, appunto. Puntando su questo, notato da un organizzatore di locali notturni italiano (un Giorgio Faletti davvero sorprendente) partono per l’Italia con nulla, sperando di trovare tutto. La bella Edita Olszowska sembra felice solo nei rari momenti in cui il suo compagno di viaggio e d’avventura, intona brani rock anni ’50, solo allora, in quei brevi istanti i due sorridono, si illuminano, vibrano di felicità agognata. Gli scenari del loro viaggio sono quelli di una miseria umana e ambientale assoluta. Miseria non "naturale", creata e prodotta dagli uomini; dalla guerra, dal comunismo, dall’abbandono di paesi che sono al di là dei nostri confini del benessere. I volti che incontrano Elvjs e Marilijn sono vuoti, scavati, maschere di vita finite anzitempo, "senza occhi", come dice un colonnello che si toglie la vita davanti alla ragazza attonita e disperata.

I due si sentono Elvis e Marilyn, sono Elvis e Marilyn, devono esserlo, se vogliono sopravvivere e ancora sperare. Scaricati da quegli stessi militari che avrebbero dovuto portarli sino al confine si ritrovano da soli in un deserto, soli con la paura, con la fame. In quei paesi abbandonati sparsi lungo il tragitto dalla Romania fino alla Jugoslavia, non c’è più nulla che valga qualcosa, né la vita, né il dolore. Finalmente in Italia salgono su un palcoscenico, ma è solo quello di una delle tante discoteche della riviera romagnola. I due si esibiscono imitando gli originali, i loro abiti finalmente hanno un senso, sono o dovrebbero essere perfetti, cantano e si muovono come i due miti americani. Quei vestiti che avevano attirato la curiosità dei contadini e dei soldati servono ora a rendere il sogno più sicuro e concreto. Ma in Italia Elvjs e Marilijn fanno appena in tempo ad innamorarsi per scoprire anche qui la solitudine, l’abbandono, la disperazione di sempre. Tutto assomiglia di nuovo, incredibilmente, alla Romania ed alla Bulgaria.
E. Olszowka, e G. Navoiek sono bravissimi. Ma anche Elvjs e Marilijn sono bravissimi a voler continuare a vivere. La loro è vera solitudine, vero dolore ma anche vera felicità, vero sofferto amore, vera difficilissima vita. Armando Manni ci ha dato un grande film, una pagina autentica di vero realismo.

© 1998 reVision, Simone Porrovecchio



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