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Elling1h 30'
Regia: Petter Næss "Dodici ore di travaglio in un ospedale norvegese!". Elling è colto da crisi d'ansia e capogiri improvvisi quando si trova in strada
da solo, ha una buona cultura e s'esprime in maniera forbita, ha vissuto due anni in una clinica psichiatrica dal momento in cui è morta la madre, ma Elling si ritiene
soprattutto un grande sostenitore del servizio sociale norvegese e del laburismo. Per lui una donna "costretta ad attendere" dodici ore per partorire in un ospedale
norvegese è uno scandalo. In quella clinica psichiatrica Elling ha diviso la stanza con Kjell Bjarne, quarantenne corpulento con il chiodo fisso del cibo e del sesso che non ha mai praticato. Ora il servizio sociale del governo offre ad Elling e Kjell Bjarne l'opportunità di ricominciare a vivere dandogli un appartamento al centro di Oslo (!) e affiancandogli un assistente sociale, Frank Asli, che li obbliga ad imparare a prendersi cura di se stessi. Ma Elling abituato a provvedere solo all' "ideologia" - la madre si occupava delle cose pratiche, così giustificando la sua inattività -, affida a Kjell Bjarne quei compiti, tipo fare la spesa, che non si sente in grado di compiere. Cosa si prova a vivere in perenne stato di paura, di terrore per gli sconosciuti? Per Elling e Kjell Bjarne il semplice squillo di un telefono significa avvertire un angosciante disequilibrio - ogni volta che questo accade l'inquadratura traballa mentre i due guardano verso il telefono con espressione terrorizzata. Le cose quotidiane sono insormontabili per i due uomini, decisi a trasporre la condizione della clinica in questo appartamento, un'isola nel mondo. Ma il mondo, quando i confini con esso sono una sottile membrana, invade inevitabilmente il guscio di Elling e dell'amico. Quando accade ognuno tenta di far imporre le proprie qualità: Elling divenendo poeta underground dei crauti (la prima volta che formula un pensiero poetico crede di aver capito il motivo per cui ha vissuto con problemi psichici, tentando successivamente di farsi conoscere inserendo in alcune confezioni di crauti una sua poesia), Kjell Bjarne iniziando a mostrare le sue doti di meccanico. I loro tic pian piano assumono l'aspetto di caratteristiche peculiari di una personalità. Elling è una piacevole commedia dove finalmente il "diverso" appare per quello che è, un essere dolorosamente fuori dalle
cose della vita, ma attenzione qui il "diverso" ha l'opportunità di non modificarsi totalmente per essere accettato. Le persone che i due conoscono senza "l'aiuto del
governo" sono per Elling un uomo amante della poesia - si rivelerà poi come il maggiore poeta nazionale -, per Kjell Bjarne una donna incinta. Entrambi non capiscono
immediatamente quali sono le difficoltà degli uomini, per un semplice motivo: sono persone eccentriche che "leggono" i due ex ricoverati come altrettanti eccentrici.
Il passaggio dal dentro al fuori è quindi mediato da un microcosmo confortevole per Elling e compagno, uno stato di mezzo che gli permette una certa gradualità tra
situazione "anormale" e quella "normale". La realtà si maschera da incredibile condizione favorevole, tanto da chiedersi: è forse incredibile per noi e possibile per
una cultura e una società paradisiaca, dove lo stato sociale è enormemente avanzato al punto da influenzare una comunità predisposta ad accogliere l'altro, pronta a
festeggiare con lo champagne la nascita del bambino di uno sconosciuto? Posto il dubbio su realtà e rappresentazione della stessa edulcorata da eccessivo buonismo, a divenire protagonista del film è la visone positiva di un Paese che sembra senza nei e questo ci sembra un tantino esagerato. O è solo frutto d'invidia? Il cinema nordico ci ha abituato a ben altro, mettendo in crisi la perfezione di questi Paesi per far emergere il buio oltre la luce - Lars von Trier mostrò dei normali che giocano a fare gli idioti provocando scalpore tra la buona borghesia, Thomas Vinterberg fece di una festa di famiglia l'occasione per svelare il marcio nascosto dietro ad un uomo per bene -, ma forse i danesi sono un'altra realtà... Certamente Elling è un favola dove tutto può accadere - anche che un critico letterario compri dei crauti nel supermercato e ci trovi la poesia del poeta ignoto - in un mondo dove la sofferenza è sconfitta senza eccessivi traumi. E' quello che è, niente di più, niente di meno. Tanto è riuscita - molto si deve agli attori bravissimi - che si avrebbe voglia di dare di matto in Norvegia per risolvere finalmente i nostrani problemi quotidiani: il lavoro, la casa, la solidarietà del governo, magari anche l'assistenza di qualcuno pagato per insegnarci a rispondere al telefono, non si sa mai. © 2002 reVision, Emanuela Liverani |
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