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East Is East1h 36'
Regia: Damien O'Donnell Poche migrazione come quella indo-pakistana verso l'Inghilterra hanno prodotto risultati davvero meticci, di reale contaminazione culturale. Giunti con logore valigie di
cartone, trattati come paria dai compassati londinesi, i pakistani hanno conquistato posizioni di prestigio, soprattutto nell'ambito economico. Il problema della loro difficile integrazione è sempre
stato quello di far convivere il curry con il tè, il peso della tradizione e della religione musulmana con la fiera delle vanità che il moderno Occidente lascia sfilare di fronte agli occhi dei meravigliati
orientali. Questo decisivo e spesso insormontabile scalino è il centro della letteratura e del cinema che i pakistani si sono conquistati. Dei romanzi di Hanif Kureishi, e dei tanti film che da queste opere,
o dal loro alone narrativo, sono stati tratti. East Is East non fa eccezione alla regola, pur facendo capo ad un regista che orientale non è. L'integrazione è sempre il motore, l'incidente scatenante,
l'indispensabile contorno del racconto. Più di altre pellicole, tuttavia, East Is East spinge l'acceleratore del registro comico, sfruttando la babele di inconvenienti, ed incomprensioni, che l'alterazione
dei livelli comunicativi genera. L'effetto è singolare, soprattutto nei momenti in cui il sorriso svanisce, ed il conflitto generazionale si colora di tinte drammatiche.
È l'ambientazione, in primo luogo, a
suggerire buffi collegamenti. Siamo in piena era velvet goldmine, l'inizio degli anni Settanta, tra gli inevitabili camicioni, le lunghe chiome, il rock che spunta rumoroso da ogni angolo. Non mancano le
tentazioni ai figli del rigido George, al quale il matrimonio con una donna inglese non ha fatto venir meno l'intenzione di educare la prole secondo i rigidi dettami degli antenati. E di scegliere le consorti
secondo gli stessi precetti. La sarabanda di piccoli e grandi incidenti, di gaffes terrificanti e di violenti alterchi parte di qui. O'Donnell è sicuramente agile nel gestire il meccanismo del racconto,
capitalizzando al meglio l'estro degli attori (indispensabile Om Puri in qualsiasi film pakistano) e orchestrando alcune salite di tono, piccoli momenti di riflessione sull'eterna conflittualità tra i figli
ed i loro genitori. Pur ben suonato, lo spartito ha qualcosa di risaputo, nella melodia e nei singoli passaggi. Qualcosa che appartiene a Frears, come umore e spigolosità dei personaggi, e ad altri film più o meno di argomento pakistano, Mio Figlio Il Fanatico su tutti. Ovvero, East Is East è divertente, ma non travolge. Visione piacevole, se non si ha la pretesa (assolutamente non necessaria, per la verità) di osservare qualcosa di nuovo. © 1999 reVision, Riccardo Ventrella |
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