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I Giardini Dell'Eden1h 35' Quando Alessandro D'Alatri, regista dell'interessante Americano Rosso e dello splendido
Senza Pelle, manifestò la sua intenzione di realizzare un film che raccontasse gli "anni oscuri" del Cristo, ovvero
quelli della formazione cui i Vangeli dedicano appena poche righe ("Intanto Gesù cresceva in sapienza, in statura/ e in grazia
davanti a Dio e agli uomini", Vangelo secondo San Luca), fummo presi da grande interesse, interesse che crebbe quando il regista
annunciò di aver scelto per vestire i panni di Gesù il bravo Kim Rossi Stuart (La Ballata Dei Lavavetri,
Cuore Cattivo, Senza Pelle).La sfida, in un mondo assetato di spiritualità, doveva essere quella di dare del Cristo un'immagine più vicina alla sensibilità dei giovani d'oggi, ma, ci spiace dirlo, stimando profondamente sia D'Alatri che Rossi Stuart, qualcosa non ha funzionato. Ben poco, anzi quasi nulla, di innovativo c'è infatti nel film realizzato da D'Alatri. I Giardini Dell'Eden, questo il titolo della pellicola, non va oltre le rappresentazioni convenzionali e la superficialità patinata dello sceneggiato televisivo. La storia è fragile, i dialoghi suonano ridondanti a tal punto che in alcuni momenti anche il povero Kim Rossi Stuart sembra chiedersi cosa stia dicendo... e poi manca un filo rosso a tenere insieme le belle immagini fotografate da Federico Masiero alle parti recitate. Troppo spesso il film smarrisce le coordinate e si perde dietro i gesti e gli sguardi di un Kim abbandonato a se stesso e spesso costretto a ricercare nelle passate esperienze recitative spunti interpretativi (riproponendo ad esempio frammenti de Il Visitatore fatto con Calenda). Spesso poi è la colonna sonora (bellissima) composta da Pivio e Aldo De Scalzi (Hamam - Il Bagno Turco) ad assurgere a protagonista, col risultato di relegare sullo sfondo gli interpreti. Insomma a I Giardini Dell'Eden manca il vigore, vigore che si poteva ottenere solo rischiando un po' di più.
Colpa di D'Alatri? Non crediamo proprio, già in passato il regista ci ha dato prova del suo coraggio, ma in questo caso,
trattandosi di fede, probabilmente se avesse tentato qualcosa di diverso non avrebbe trovato nessuno disposto a produrre la
pellicola. Tuttavia ci chiediamo: perché gettare al vento un'occasione simile?
Non sarebbe stato meglio rinunciare piuttosto che realizzare un film prigioniero degli stereotipi?
Forse se D'Alatri avesse raccontato la storia di un Cristo del nostro tempo, così come sognava qualche anno fa Rossi Stuart,
le cose sarebbero andate diversamente.Siamo convinti infatti che un'ambientazione moderna non solo avrebbe reso più partecipi alla vicenda i giovani, ma avrebbe consentito a D'Alatri di dare al film quell'originalità, quello spessore che invece gli mancano. Siamo convinti inoltre che anche Kim in un diverso contesto avrebbe dato di più al suo personaggio, caricandolo di quegli slanci emotivi che spesso mancano al Gesù de I Giardini Dell'Eden. Caro D'Alatri non se la prenda a male se siamo stati un po' severi, lo abbiamo fatto perché pensiamo lei sia capace di dare al suo pubblico molto di più. © 1998 reVision, Maria Stella Taccone |
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