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Echi Mortali

Stir Of Echoes - 1h 39'

Regia: David Koepp



Il gioco pericoloso di aprire le porte della mente umana scatena una sarabanda (così potrebbe tradursi "stir" del titolo originale) di immagini, percezioni terribili che trasformano l'esistenza scontata, ma rassicurante di Tom (Kevin Bacon), operaio della compagnia di telefoni a Chicago. La vita mediocre, ordinaria, diventa, grazie alla percezione extrasensoriale, appagante, perché esaudisce il bisogno profondo di sapere: comunicare con l'al di là, il mondo dei morti. Il figlio di Tom, Jake ha appena cinque anni, parla tranquillamente con i defunti e invita il padre a non aver paura di loro.

Echi Mortali di David Koepp (sceneggiatore di Steven Spielberg, Jurassic Park, e di De Palma, Omicidio In Diretta) cerca da una parte di esercitare il potere e la suggestione dello shining, la luccicanza, dall'altra di risolvere il caso d'omicidio attraverso le immagini mentali che compongono il puzzle della vicenda. Koepp, che si basa su un romanzo di Matheson del 59', pubblicato in Italia dalla nota casa di fantascienza Urania, ripercorre i luoghi, gli spazi, in cui queste immagini si producono. Sono visioni che prescindono da uno spazio tempo preciso. Le immagini del passato, mandate dal fantasma sono il presente per la famiglia Witzky. L'abitazione, una vecchia casa, diventa la superficie-profondità in cui si manifesta l'unheimlich, vale a dire il non familiare, e quindi le angosce e la paura per qualcosa di ineffabile e oscuro.

Come nel film di Stanley Kubrick, Shining, abbiamo un bambino che vede i fantasmi, una casa che nasconde un terribile omicidio, un uomo di colore che conosce i segreti della luccicanza, una vasca da bagno poco rassicurante, il freddo che annunzia l'arrivo dei fantasmi. Ma tutto ciò è materiale utilizzato largamente dalla letteratura del fantastico. Dove il film sembra vacillare è nell'ostinazione a consegnarci la chiave di lettura, tutta in favore di una normale crime-story. Gli spunti fantastici, dunque, si perdono, per il desiderio di risolvere il "caso". La prima parte che oscilla sul terreno del thriller parapsicologico, con molti punti in comune anche con il recente Il Sesto Senso, ci regala bellissime sequenze oniriche: l'ipnosi di Tom, in cui si ritrova in una grandissima sala cinematografica, lo schermo bianco sul quale appare la scritta gigantesca "sleep" (dormi), e poi la scritta "dig" (scava), che innesca le reazioni nevrotiche di Tom, inducendolo a massacrare la casa, aprire cavità profonde nel giardino, scoperchiare i pavimenti alla ricerca di un traccia significante nella cantina. Ma la frenesia di tale ricerca sembra destinata all'impossibilità di una risposta, frustrata dall'impotenza dello sguardo, incapace di vedere nella direzione giusta, proprio perché alla fine il mistero è invisibile. Koepp invece procede tranquillo verso lo svelamento dell'enigma. Il risultato è che l'attrazione affascinante e paurosa per l'extrasensoriale precipita istantaneamente. Ed il fantasma diventa presenza familiare, s'installa nella logica tutta terrena di chiedere giustizia e vendetta per l'intollerabile crimine subito in vita.

© 2000 reVision, Andrea Caramanna



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