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East Side Story1h 20' East Side Story è una delle scoperte più sorprendenti e interessanti dell'ultimo Sundance
Film Festival, un documento particolarmente inaspettato su una realtà della storia del cinema quasi sconosciuta: i musicals
socialisti. Socialisti perché sono stati prodotti e girati nei paesi dell'ex cortina di ferro e perché hanno tutti per tema
centrale e filo conduttore una certa propaganda dei regimi in cui sono stati realizzati, e poi perché sono tutti più o meno
rappresentativi delle diverse realtà sociali, politiche e di costume di quei paesi "oltrecortina", almeno quanto lo sono stati
negli anni '50, '60 e '70 i musicals americani.E se grazie a East Side Story scopriamo i musicals socialisti, grazie al suo regista Dana Ranga, rumeno, protagonista di questo genere dai suoi esordi fino ai primi anni '70, conosciamo una faccia inedita dei paesi del blocco comunista, che certo per tutto si distinsero tranne che per l'allegria. Eppure questi musicals, montati tra l'altro in una maniera efficace, quasi dei clips musicali estratti dai momenti più significativi dei vari film, si distinguono per l'originalità e il divertimento che sanno provocare. Certo il regista ci racconta che la critica ufficiale e la censura mai videro di buon occhio il fatto che si girassero film musicali eppure, nonostante tutta questa avversione, al musical fu concesso di esistere fino a quasi la metà degli anni '70, quando, in pratica, nessuno fu più disposto a produrne uno. Ma comunque il musical ebbe tale diffusione anche perché se ne intuirono le notevoli potenzialità di propaganda e diffusione dell'ideologia. E tra i primi a capire e a volere i musicals fu, udite-udite, proprio Giuseppe Stalin, il quale si innamorò di un paio di essi e da allora difese un po' le sorti del "genere" dalla sua censura di Stato. Quello che più colpisce sono l'atmosfera e i colori di questi film. Quelli degli anni '60, per esempio, in tutto e per tutto
simili ai musicals realizzati oltreoceano. I volti sorridenti di bellissime ragazze, ragazzi con i capelli impomatati, musiche
a volte ben scritte, abiti assolutamente alla moda e storie non particolarmente significative, come tutte quelle dei
musicals, più un pretesto che altro.Ma non c'è solamente la propaganda, anche se in qualche modo è questo che caratterizza i musicals dell'est. La felicità, il tema dei musicals socialisti è la felicità. Come lo è nei musicals di Broadway o di Hollywood. Però qui la felicità è più spesso considerata in relazione al lavoro, lavoro fisico, lavoro di uomini e donne, lavoro come speranza nell'avvenire, lavoro che diventa spettacolare coreografia. East Side Story è un film che stimola la curiosità di un pubblico non necessariamente cinefilo. Un film accurato, voluto con amore dal regista che ce lo racconta con una buona dose d'ironia e grazie al quale conosciamo qualcosa di cui probabilmente la maggioranza di noi disconosceva perfino l'esistenza. E sappiamo ora che il musical socialista è stato altrettanto ricco di inventiva rispetto alla controparte americana. E sappiamo ora che il pubblico per questi film era enorme e che da quando non furono più prodotti la gente da Berlino Est si spostava a Berlino Ovest per riempire le sale cinematografiche. E una delle cose che lascia maggiormente il segno in questo film è che si intuisce quanto, in realtà, le aspirazioni, i bisogni e i sogni del pubblico, della gente da occidente a oriente siano stati molto più simili, se non uguali, di quanto si sia mai potuto immaginare. Il grigiore e l'austerità, la violenza e la severità che nel nostro immaginario colleghiamo irrimediabilmente a certi regimi dell'est è, nella realtà dei fatti, in parte un falso storico. Quel grigiore era certamente tutto dei regimi politici non della gente, anche quella protagonista dei musicals di cui Dana Ranga ci parla con tanta passione, nostalgia e forse un po' di rimpianto. © 1998 reVision, Simone Porrovecchio |
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