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Due Volte LeiLemming - 2h 08'
Regia: Dominik Moll Due volte Charlotte. La Gainsbourg e la Rampling per Due Volte Lei. E per una volta risulta efficace ed intrigante il titolo
italiano (complimenti alla Lucky Red!) del film diretto dal regista franco-tedesco Dominik Moll. La ragione e il suo contrario in un gioco di attrazioni dove è il silenzio
a dominare, elemento ideale nel quale la tensione prende corpo, come in ogni thriller che si rispetti. Moll è uno di quei talentuosi registi che ben conosce il linguaggio
del film, che sa bene come si scrive e si organizza una partitura fatta di immagini e di suoni, che sa guidare gli attori a costruire passo dopo passo l’identità dei personaggi.
Questo talento lo aveva mostrato nel suo precedente Harry, un Amico Vero dove il divenire delle visioni inquietanti stravolge il quotidiano
dei protagonisti e la stessa logica narrativa del film. Un po’ come accade nel cinema perturbante e fantasmatico di David Lynch e di certo Kubrick. Come accade in Mulholland
Drive, straordinario teorema sulle trappole della finzione dove gli incidenti accadono sempre fuori tempo, dove le case nascondono i loro inquilini e dove è una scatola
blu a contenere le identità delle protagoniste, identità che possono rivelarsi solo nel magico palcoscenico di una rappresentazione illusoria. Come in Eyes
Wide Shut, dove il doppio sogno tradisce le aspettative morali del protagonista e dello spettatore, e l’eros diventa un carnevale per l’anima. Emulando con intelligenza
Kubrick, Moll utilizza il "Continuum" di Ligeti per la sua straziante sequenza di omicidio notturno e fa pure uso del "Bel Danubio Blu" di Strauss, mentre la musica originale
composta da David Whitaker (già suo collaboratore nel precedente film) funziona da contrappunto generatore di atmosfere sottilmente inquietanti. L’elemento disturbante in Due
Volte Lei è il lemming del titolo originale francese: si tratta di un roditore, originario del nord della Scandinavia, che si è inspiegabilmente infiltrato nello scarico di
un lavandino, una femmina della razza lemmus lemmus (le cui migrazioni culminano in impressionanti suicidi collettivi). Non è solamente il lemming misteriosamente arrivato a
Bel Air a smuovere la trama. È il Due volte delle Charlotte, è il girotondo delle loro personalità ad affascinarci.
Alain Getty (un bravissimo Laurent Lucas) e sua moglie Bénédicte (la sempre intensa Charlotte Gainsbourg) sono la classica coppia modello. La loro nuova casa tutta da arredare
è lo scenario ideale per ciò che dovrà accadere. Lui è un ingegnere di robotica, lei è una casalinga. Alain decide d’invitare a cena il capo dell’azienda dove lavora, Richard
Pollock (André Dussolier) assieme alla di lui moglie Alice (una splendida Charlotte Rampling che a sessant’anni dimostra una classe e una eleganza invidiabili), che si scatena
in una concitata scenata di gelosia. Incombe la tragedia. Alice ritorna in quella casa con il peso di un’angoscia insopprimibile. Quando la misteriosa ospite si suicida, la
situazione precipita. Alain sembra perdere il controllo mentre si accorge che la moglie ha cominciato ad assumere la personalità della morta. Nel segno del lemming, i contorni
spazio – temporali sembrano alterarsi nel dedalo di rifrazioni lynchiane beffarde. L’inconscio sembra dettare legge, a partire dalla crisi d’identità che rivela la necessità di
dare luogo alle maschere, come in un film di Antonioni.C’è una sequenza decisiva ambientata in uno chalet di montagna, meraviglioso paesaggio avvolto nel silenzio, dove Bénédicte sussurra all’orecchio di Alain le stesse parole seduttive di Alice. Parole, suoni, immagini che cercano una prospettiva d’identificazione, una vertigine hitckcockiana dove la realtà è sogno ed il cinema pura forza visionaria. Tutto questo con inusitata, sorprendente misura (grazie ad un copione scritto da Moll insieme a Gilles Marchand, regista di un notevole thriller ospedaliero rimasto da noi inedito in sala e reperibile in dvd, Who Killed Bambi?). Le penombre di un immaginario pauroso che ormai doppiano la nostra realtà di quotidiane nevrosi, le strategie di un desiderio sempre più macerato ed incerto che sconvolge l’armonia, ossessivamente cercata, di coppie aperte fino alle estreme conseguenze (il personaggio di Dussolier incarna l’angoscioso peregrinaggio del maschio medio in preda ad una emozione erotica che non trova il suo oggetto nemmeno nell’occasione mercenaria). Il film di Dominik Moll, così costruito e spiazzante, ha lasciato perplesso il pubblico di Cannes, nello scorso festival, forse tradendo attese più consolatorie. Siamo convinti che la platea del cinema ha sempre più bisogno di lemming, di elementi perturbanti e disturbanti, per scuotersi dal suo allucinatorio torpore. © 2006 reVision, Francesco Puma |
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