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Due Amici

1h 30'

Regia: Spiro Scimone e Francesco Sframeli



La profonda coerenza stilistica di Due Amici rende lo spazio dell'immagine cinematografica un territorio delimitato e claustrofobico. Come se il vuoto (solitudine) e le barriere (costrizione) si incontrassero definitivamente, esprimendo il dramma di vivere in tutta la sua terribile crudezza. Si vede immediatamente il meccanismo di coazione a ripetere, senza una reazione, con la calma di chi ha già perduto. Così è eliminata non solo la componente prometeica del racconto, ma anche quella minimamente eroica. L'impresa è quella di ripetere i piccoli gesti che consentono di sopravvivere nel grigiore già imposto alle vite. Nunzio, insieme agli altri colleghi operai, spinge ogni mattina l'automobile che non parte. L'esecuzione di tali azioni è dimessa, automatica, quasi passiva, di semplice necessità rispetto all'evento. In effetti i personaggi palesano soltanto alcune forme di adattamento all'ambiente. Anche Pino risponde automaticamente agli ordini. Quando gli portano un cartoccio pieno di piccoli pesci, lui li prende e li getta meccanicamente dal balcone di casa, i pesci sussultano urtando con violenza sul terreno.

La mdp riprende con assoluta inerzia questi gesti, li replica in continuazione e tutto il film infine risulta una inesausta ripetizione delle stesse azioni. L'atmosfera che si respira è di naturale impotenza. Nunzio e Pino, così diversi, il primo quasi uno scemo sapiente, il secondo freddo e calcolatore a causa di un passato orribile, sono prigionieri del medesimo ingranaggio che a poco a poco li stritola. Le conseguenze si vedono immediatamente. Pino ha già pagato con la libertà, non ha affetti e il suo lavoro è un lavoro di morte. Anche per Nunzio il lavoro costituisce la morte. Lo stesso Nunzio dirà ingenuamente che agli operai che lavorano nella fabbrica di vernici può venire qualche volta un po' di tosse, ma sappiamo che la sua tosse persistente è il chiaro sintomo di un tumore ai polmoni.

Sframeli e Scimone rappresentano con pochissimi movimenti di macchina la dimensione psicologica di queste esistenze. Costruiscono una serie di quadri che interferiscono con la continuità del film. La successione delle varie scenette esprime quasi la stessa fissità dolorosa di Sicilia! di Straub e Huillet. Eppure i dialoghi, con la loro delicata tenerezza, tentano di scoprire uno spazio di residuale felicità, probabilmente quello della solidarietà amicale; al di là di tutti i malesseri e delle sfinite speranze di vita, un raggio di sole sembra improvvisamente comparire. È qualcosa di imprevedibile, ma che può raggiungere tutti. Pino e Nunzio, ma anche gli altri personaggi: il barista Andrea (Valerio Binasco) che finalmente può conoscere la fidanzata Maria (di cui sfortunatamente si era innamorato anche Nunzio) omaggiata strenuamente attraverso le dediche alla radio (notare che l'amore tra i due era sbocciato soltanto su una piccola affinità: la medesima preferenza per lo stesso motivo musicale); e poi i due vecchietti che fanno le parole crociate, alla fine trovano come inserire la parola "neutro". Neutro appunto, sa tanto di grigio, o di mediocrità della vita, ma a volte, per fortuna, può anche funzionare.

© 2002 reVision, Andrea Caramanna