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In Dreams

1h 38'

Regia: Neil Jordan



Solo nei sogni vediamo quel che succede, e quando ci svegliamo sentiamo un po' male. Questo lo diceva la canzone di un gruppo che si chiama Weezer, la cui conoscenza non è assolutamente indispensabile per godere di questo In Dreams. Dove, peraltro, il rapporto tra sogno e veglia è del tutto fondamentale (allargando il giro, si potrebbe dire che lo è anche per entrare in un cinema). L'attività onirica genera mostri, soprattutto quando viene invasa da qualche intruso che se ne impossessa. Questo, e molto altro, ipotizza Neil Jordan, quando la tranquilla e borghese Claire comincia ad avere strane visioni, e a preconizzare delitti. Nulla si rovina dell'attesa spettatoriale svelando il dettaglio che a procurare le allucinazioni è la mente del folle Vivian, ragionevolmente devastata da un'infanzia turbolenta. Claire scende volontariamente la scala a chiocciola della pazzia, per andare al suo appuntamento con Vivian.
Per Jordan, un film-scommessa. Non tanto per la spettacolarità della messa in scena, della quale il regista si è più o meno sempre nutrito, a partire da La Moglie Del Soldato. Piuttosto, è la scelta forte di una chiave psicologica a costituire un rischio di banalizzazione per l'impianto narrativo, già messo alla prova da una serie di canoni di genere e da un cast parzialmente hollywoodiano.

Convince, In Dreams, nelle parti in cui fa più o meno riferimento alla narrativa di Stephen King, allo sdoppiamento di personalità, nei momenti in cui dipinge l'assurdità di un immaginario onirico del tutto invaso da una energia mentale perversa. Riesce ad essere efficace Annette Bening, invecchiata e imbruttita, che urla a perdifiato il suo terrore. Gli incubi sono assai movimentati, talora grotteschi, pieni d'acqua e fenomeni naturali, roboanti, i passaggi per uscire da un mondo all'altro, dalla realtà alla malattia, sempre più occlusi, ed impercorribili per lo spettatore. Manca però un villain di grande personalità. Non basta a Robert Downey jr. una chioma fluente per entrare nelle nostre notti peggiori. Le fondamenta che Jordan costruisce si rivelano in alcuni passaggi d'argilla, o quantomeno poco credibili.
La soglia che occorre superare, per fare di un thriller un grande horror, In Dreams non la supera, forse anche per il debito di assuefazione del regista con l'azione purissima, che è altra cosa dal creare strutture spettacolari convincenti. Rimane un diffuso senso d'angoscia che il film suscita, paradossalmente amplificato da spazi enormi e poco rassicuranti. L'infanzia continua a rivelarsi un periodo drammaticamente delicato. Aidan Quinn, spaesato marito di Claire, è ormai destinato a ricoprire ruoli passivi. Nei quali, invero, riesce a meraviglia.

© 1999 reVision, Riccardo Ventrella



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