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La recensione dalla 61. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica
di Elisa Schianchi clicca qui!


Il Segreto di Vera Drake

Vera Drake - 2h 05'

Regia: Mike Leigh



Il dilemma morale posto dal mio film non può essere facilmente risolto e noi tutti dobbiamo confrontarci con questi problemi a mente aperta e senza perdere di vista la realtà. (Mike Leigh)

Vera Drake domestica a ore, madre di Ethel, collaudatrice in una fabbrica di lampadine, e di Sid, sarto, moglie di Stan, meccanico nell'officina del fratello minore Frank, pilastro di una comune e unita famiglia londinese del 1950. Vera generosa e disponibile con tutti, sempre di buon umore finanche in situazioni tutt'altro che leggere, ingenua al punto da non capire perché "far venire le loro cose" alle donne sia sinonimo di aborto. Vera sempre in procinto di riscaldare l'acqua - che sia per l'onnipresente the o per attuare l'interruzione della gravidanza -, una donna semplice che a chi effettua l'aborto ripete sempre le stesse frasi e non sa rispondere a nuove domande. Vera è una donna che ama il suo prossimo, trattato sempre in modo gentile e con un "caro" e un "cara" per tutti.
Ecco la donna che nasconde un terribile segreto che pratica a chiunque gratuitamente il venerdì alla classica ora del the, le cinque - anche se la sua mediatrice amica d'infanzia la sfrutta senza che lei lo sappia. Altrove, medici di cliniche esclusive interrompono la gravidanza di donne ricche senza avere il timore che le proprie pazienti si trovino in fin di vita e lascino trapelare lo scandalo.
Personaggio apparentemente controverso Vera, eppure estremamente coerente con il suo agire quotidiano, non insospettabile perché capace di mentire e nascondere una doppia vita ma estremamente limpida, visibile nelle sue pieghe più nascoste. Vera spiazza chiunque riuscendo ad affiliare quelli che la circondano, persino l'ispettore e la poliziotta che si occupa di lei, mentre coloro che non sono colpiti dalla sua personalità hanno ragione di esserlo: il figlio Sid, almeno all'inizio, ovviamente traumatizzato dalla rivelazione; Joyce, la cognata perché vive una gravidanza desiderata; il giovane sergente, calato perfettamente nel ruolo di freddo operatore dell'ordine pubblico cui non capita mai di esprimere emozioni.

Leigh torna dietro la macchina da presa per realizzare un film attuale, riferendosi ad una società che sembrava non mettere più in dubbio conquiste sociali ottenute con grande fatica, diritti, come quello che regolarizza l'aborto, inerenti il libero arbitrio, la responsabilità individuale. Quello che avviene in Il Segreto di Vera Drake è ciò che è stato e qualcuno vorrebbe si ripetesse, con buona pace delle numerose donne che sono morte per mano di persone per la maggior parte del tutto diverse da Vera, e non cambiando nulla per coloro che economicamente possono comunque continuare a scegliere, con buona pace questa volta della legge.

Ciò che Leigh voleva ottenere, ossia rendere irrisolvibile ogni presa di posizione etica senza cadere nel superficiale, riesce perfettamente grazie alla straordinaria interpretazione di Imelda Staunton, la cui Vera si trasforma da delicato e gioioso personaggio di un microcosmo ideale, ad una figura tragica che assume su di se tutto il peso della sofferenza, dell'errore. La Vera che si confronta con il giudizio della legge cammina piegata su se stessa, curvata dal dolore, piangente, spaesata, invecchiata, privata della sua piccola quotidianità e del legame con la famiglia di cui al momento non è più il referente idolatrato, scissione di due mondi dove il confine è violato dalla lenta separazione dalla fede nunziale. Come giudicare moralmente Vera? Farlo una volta per tutte significherebbe non solo cancellare senza scrupoli la complessità della vita di una persona, ma altresì pensare di possedere una morale percepita come cosa esatta, monolitica perché condivisa da una collettività che dimentica troppo spesso le sfumature date da una riflessione e un sentire individuale, quando il tema dibattuto è parte della sfera personale e della libertà di scelta. Ci sono leggi che regolano il vivere civile ed altre che esistono per difendere l'individuo, questo sembra affermare Il Segreto di Vera Drake tramite l'operato di Vera, conscia di agire prima di tutto contro una parte della sua coscienza oltre che contro la legge, nei fatti dalla parte di chi è disperato ed ha bisogno di aiuto, capace di discernere la realtà dal mero principio d'ordine morale - un dilemma a cui essa stessa si è sottoposta anni prima, come fa intendere durante un interrogatorio con l'ispettore di polizia -, unica azione che conduce a prendere in considerazione il superamento di una propria particolare posizione etica per mettere in condizione altri di agire nel privato in modo autonomo.
Il Segreto di Vera Drake è un film sull'amore realizzato con altrettanto amore. La precisione con cui Leigh realizza le sue opere - le lunghe ed estenuanti riunioni con gli attori finanche per arricchire o modificare parti della sceneggiatura, il profondo lavoro sulla recitazione, la ricerca del particolare esatto nella ricostruzione delle scene (dalla scenografia ai costumi, dal gesto attoriale alla costruzione delle inquadrature) - è frutto di un alto livello professionale e umano, un elevato senso di rispetto per chi entrando in una sala cerca e pretende l'arte del cinema. Quanto lavoro rigoroso, complesso, foriero di infinite possibilità ci sia dietro l'apparente semplicità di Vera Drake, lo dice una scena essenziale che accoglie in se il contrastante insieme di sentimenti prodotto dalla vicenda, un quadro fisso incorniciato tra due brevissimi neri in cui la famiglia di Vera è in soggiorno riunita attorno al tavolo ognuno perso nei propri pensieri.

© 2004 reVision, Emanuela Liverani