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Il Dolce DomaniThe Sweet Hereafter - 1h 50' Un vecchio spiritual nero ed un poemetto inglese dell'800 non dovrebbero avere molto
in comune, eppure i versi "nel dolce domani vivremo tutti insieme" e la terra gioiosa vagheggiata dal Pifferaio Magico di Robert
Browning contribuiscono in ugual misura a creare la dimensione magica in cui muovono i loro passi i personaggi de Il Dolce
Domani, Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes 1997. Se, infatti, lo scrittore Russell Banks, autore del libro dal
quale il film è tratto, sia pure con una sceneggiatura che si allontana e di parecchio dal testo originario, proprio a quei
versi si era ispirato, il regista Atom Egoyan, che in precedenza aveva sempre lavorato su propri soggetti, ha, dal canto suo,
inserito estratti narrativi dal poemetto di Browning che si integrano alla perfezione nella struttura del film, fornendo, anzi,
una suggestiva chiave di lettura che permette allo spettatore di immergersi ancor di più nello straordinario mondo dell'autore
di Exotica e Calendar.
Con una vera e propria opera di mitologizzazione di un reale evento di cronaca accaduto nel Texas sul finire degli anni Ottanta, Il Dolce Domani entra nella vita di una comunità della Colombia Britannica funestata da un terribile incidente nel quale sono scomparsi quasi tutti i bambini del luogo, e vi entra attraverso la figura di Mitchell Stephens, un avvocato, unica presenza esterna - viene dalla grande città - ed estranea in quella terra fatta di sogni e semplicità. Abile manipolatore, in grado di sollecitare le leve più intime dell'animo umano, Mitchell (uno splendido Ian Holm, ammirevole in ogni più piccola sfumatura) è lì per convertire il dolore dei genitori privati dei loro figli in rabbia, o semplicemente per alimentarla, per convincerli a farsi rappresentare da lui in una causa contro un responsabile, un colpevole che, reale o immaginario, possa alleviare la loro sofferenza. Una sofferenza che, dietro una maschera di professionalità e sicurezza, appartiene anche a lui, genitore distrutto dalla perdita di una figlia schiava della droga, ancora viva, ma ormai morta da lunghi anni. E' così che il film, con una sorprendente linearità, procede fra continui scarti temporali
mostrandoci una realtà dove il tempo viene misurato in prima e dopo il momento dell'incidente, un passato in cui le esistenze
scorrono tranquille, le famiglie vivono unite e serene e la giovane Nicole sogna di diventare una rockstar, un presente forzatamente
riparatorio nel quale ci si aggrappa a qualsiasi sostegno che permetta di andare avanti, un futuro dagli equilibri in un certo
senso ristabiliti da una scelta di fede. Perchè Il Dolce Domani è innanzi tutto un film morale, un autentico cammino di
fede che raggiunge la catarsi attraverso la disperazione, che risponde alla mancanza di certezze interiori dell'uomo contemporaneo,
al suo bisogno di razionalizzazione, di risposte logiche e soddisfacenti, con la creazione di una comunità immaginaria dove
tutti possano vivere felici, un po' come la grotta nella montagna dove il pifferaio magico porta i bambini della città dopo
averla ripulita dai topi, grotta magica che si richiude prima che l'ultimo piccolo possa raggiungerla. E come ci si interroga
sul perchè mai il pifferaio rapisca i figli piuttosto che chiedere ai genitori di essere pagato, così qui, dove di pifferai e di
bambini esclusi la storia è piena, le domande non cessano di porsi.Ma anche limitandosi a lasciarsi trasportare dalla bellissima storia e dal severo ritmo della narrazione, dalle incantevoli immagini di paesaggi innevati e dai movimenti della macchina da terra verso l'azzurro del cielo, dalla intensa colonna sonora di Mychael Danna e dalla melodica Courage dei Tragically Hip, non si può evitare di restare rapiti dalla magia di un film che potrà anche risultare difficile e profondo, ma sicuramente affascinante. © 1997 reVision, Carlo Cimmino |
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