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Domani

1h 40'

Regia: Francesca Archibugi



Dev'essere stato con l'intenzione di fare un complimento che lo sceneggiatore Furio Scarpelli ha detto di Francesca Archibugi: "Mi sembra che il set non le si addica, mi sembra sia sufficiente quanto sa fare prima di entrarci". L'abilitą di questa regista, voleva intendere, č tutta nell'arte narrativa, il film č scritto sulla pagina e non c'č che da girarlo. Dev'essere per questo, aggiungiamo noi, che il cinema italiano continua ad avere con l'immagine un rapporto irrisolto, come si evince dalla visione di Domani, ultima fatica della regista romana, un film corale ambientato nella provincia umbra funestata dal terremoto. Dopo un numero consistente di prove che hanno ben delimitato il campo di una ricerca espressiva votata al naturalismo e legata a poche invarianti (il ruolo femminile-materno, la dimensione dell'infanzia), Domani non modifica un percorso autoriale intriso di autobiografismo, segnato dall'affiorare costante di un'esperienza mai autenticamente rielaborata, in una condizione di immobilitą e di scacco che accomuna Francesca Archibugi alla generazione dei quarantenni, quella dei Soldini, Luchetti, Piccioni, Mazzacurati.

Il tratto distintivo del cinema italiano di questi anni (come acutamente notava Flavio De Bernardinis sulle colonne di "Segnocinema" un paio d'anni fa) sembra essere quello della rimozione: della Storia, della Politica, della Memoria... muovendo la macchina da presa nell'Umbria terremotata Archibugi affronta apparentemente il rimosso, ma continua a produrre - come ne L'Albero Delle Pere, come in Verso Sera - il tragico senza tragicitą, l'intimismo senza intimitą.

Domani comincia con una violenta scossa sismica ripresa nei modi del reportage, similmente al prologo dei messicani di Loach alla frontiera: ma la differenza di valore di queste immagini, il carattere accessorio delle une e necessario delle altre, č lampante. Questo film popolato di personaggi si sforza di costruire un microcosmo politicamente corretto e democraticamente assortito; potrą funzionare per il garante, ma non trova quel centro che in qualche misura possedevano i suoi film precedenti, i quali fra l'altro riuscivano a sviluppare una dialettica interna al personaggio, fra un lato "solare" e un lato pił oscuro; mentre con la quantitą di caratteri presenti in Domani, all'opposto, si cade in un rigido schematismo, supportato a livello di linguaggio da scelte autoreferenziali, vagamente consolatorie.
I bambini, i bambini. Chissą cosa penserebbero del cinema di Francesca Archibugi quei registi come Makhmalbaf, Shahbazi, Panahi, le cui poetiche si incentrano sull'adolescente e sul bambino. E chissą cosa ne penserebbero i bambini.

© 2001 reVision, Luca Bandirali