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Uomo d'Acqua Dolce Se c'è una cosa che si può dire con sicurezza di Antonio Albanese, questa è che le difficoltà non lo spaventano di certo. Ancora fresco di debutto cinematografico con Vesna Va Veloce, in un bellissimo ruolo drammatico che avrà stupito e non poco chi lo conosceva unicamente per le fortunate apparizioni televisive, Albanese, con Uomo d'Acqua Dolce, torna al comico puro - e fin qui nessuna meraviglia. Si rende conto, però, di essere l'unico in grado di saper gestire l'Antonio Albanese attore comico e quindi decide di esordire dietro alla macchina da presa.
Antonio, il protagonista, è un insegnante di storia in una scuola dove serve la pistola per richiamare l'attenzione degli studenti. Sua moglie, Beatrice (Valeria Milillo), aspetta un bambino e, preda di una di quelle voglie tipiche delle donne in stato interessante, lo manda al supermercato per comprare una confezione di funghetti. E qui interviene il fato a dare una brusca svolta agli eventi. Uno scatolone, infatti, cade proprio in testa ad Antonio che, riavutosi, inizia a camminare senza più fermarsi, allontanandosi dalla sua strada, dal suo quartiere, dalla sua città. Passano cinque anni, quando un bel giorno suonano alla porta dello stesso appartamento, dove ora Beatrice vive con la piccola Tonina (una graziosissima Sara Anticoli) e Goffredo (Antonio Petrocelli), un tenore quarantenne dall'aria posata e rassicurante. E' Antonio con il suo vasetto di funghi che, riacquistata la memoria, è tornato a casa con la massima naturalezza per ricominciare la solita vita di sempre. Cosa abbia fatto in questi anni lui non lo sa e non lo sapremo nemmeno noi, ma è chiaro che per Beatrice la situazione sia un po' meno semplice di quanto possa apparire ad Antonio. Scritto e sceneggiato dallo stesso Albanese insieme all'ormai collaudatissimo Vincenzo Cerami, Uomo d'Acqua Dolce è un film dai toni delicati e lievemente surreali, ma è soprattutto il classico one man show. La trama, nella sua semplicità, è graziosa, ma non è niente più di un pretesto. Gli interpreti sono bravi e ben utilizzati, ma pur sempre confinati nel loro ruolo di comprimari. La stessa regia è piuttosto incolore. Ma tutto questo non è di alcun danno per un film volutamente costruito attorno ad un solo attore. Attore, si badi bene, e non personaggio, perchè Antonio Albanese non è minimamente caduto nella tentazione di sfruttare i precedenti successi e di ripropinarci personaggi ormai famosi come Alex Drastico o Epifanio, visti già tante volte sugli schermi televisivi. E se l'Antonio personaggio, nella sua indubbia stranezza, è una galleria di qualità che non possono che rendercelo simpatico, pur facendoci riflettere su come una persona tanto tenera ed ingenua sia potuta sopravvivere ad un mondo come il nostro, l'Antonio attore, con le sue battute spesso irresistibili, le sue espressioni indescrivibili ed un linguaggio del corpo ora come ora senza eguali, esce da questa esperienza a testa alta, confermando un talento veramente notevole. © 1997 reVision, Carlo Cimmino |
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