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Dogma

2h 10'

Regia: Kevin Smith



Spesso di fronte al fenomeno sconosciuto si reagisce per approssimazione. Si cerca cioè quel ritaglio di contenuto, già presente nella nostra enciclopedia, che bene o male sembra rendere ragione del fatto nuovo. Così si sono comportati i primi studiosi di fronte ad un fenomeno strano del mondo animale come l'ornitorinco. Così si deve porre lo spettatore di fronte ad un film strampalato come Dogma.
Più volte il cinema contemporaneo ha posto lo spettatore di fronte ad opere di difficile interpretazione. A miscugli più o meno arditi di generi cinematografici ben consolidati. Il tutto molto spesso amalgamato da un sottile sense of humour. Dogma non esiste se non nella frantumazione a priori di ogni certezza cinematografica. Certezza narrativa, di senso, di stile. Ad un certo punto del film uno dei protagonisti squarcia letteralmente il tessuto dell'immagine filmica con una mazza da hockey. Dogma scaturisce ed esiste solo e soltanto in quello squarcio.

Due angeli ribelli (Matt Demon e Ben Affleck) cacciati dal paradiso sono costretti a trascorre la loro esistenza in un particolare inferno: lo stato americano del Wisconsin. Il loro maggior desiderio è quello di tornare a casa, in paradiso. Per fare ciò sono disposti a tutto. Anche a sacrificare l'esistenza stessa del mondo. Trovata una piccola scappatoia nel dogma dell'infallibilità divina essi vi si infilano, ben consapevoli delle gravi e luttuose conseguenze che questo gesto comporta. Nel momento stesso in cui l'infallibilità divina viene ad essere sconfessata per il mondo non vi è più scampo. Tutto esiste perché Dio è infallibile.


A tentare di sbarrare ai due angeli si trovano tutta una serie di stranissimi personaggi. A metà strada tra il terreno, il divino e il putrido. L'ultima discendente di Gesù Cristo; una complessata ragazza americana (Linda Fiorentino) ossessionata dal fallimento del suo matrimonio e che lavora in una clinica ove quotidianamente vengono portati a termine degli aborti. Metratone (Alan Rickman) l'angelo voce di Dio, che porta alla giovane donna il lieto annuncio: sarà lei a dover salvare il mondo dalla distruzione fermando i due angeli. Due profeti estremamente vogliosi sessualmente e scurrili (Jason Mewes e Kevin Smith), che faranno da "scorta" alla povera mortale. Il tredicesimo apostolo (Chris Rock), rifiutato dai testi sacri perché di colore e catapultato sulla terra per cercare di dare una mano all'allegra combriccola a suon di f**k. Ed infine un amletico "quasi" demone (Jason Lee), che spera di vendicare il suo stato di "creatura di mezzo". Angelo allontanato dal cielo e demone rifiutato dall'inferno in quanto rimasto neutrale nella lotta scatenatasi tra bene e male. Battaglia che ha portato Satana a diventare signore degli inferi e il "quasi" demone a dover scontare la sua eterna pena sulla terra. E' lui in realtà a tessere tutti i fili della vicenda. Agghindato come un regista anni quaranta è lui a muovere a suo piacimento tutte le pedine sul campo. Mentre Dio in persona è imprigionato nel corpo di un umano in coma (maledetta sia la passione divina per l'hockey su ghiaccio), bene e male si affrontano in un'epica battaglia a colpi di pistola, spade e venti flatulenti. Anticipare l'esito dello scontro significherebbe rovinare la sorpresa.

Dogma è un film da porre tra virgolette. Tale e talmente marcata è la differenza tra il contenuto e la forma. Un contenuto che prende sin troppo alla lettera gli insegnamenti della dottrina cristiano cattolica tanto da scatenare massacri contro gli adoratori del nuovo dio denaro. Da interrogarsi su questioni fondamentali come le stesse radici della fede. Da rendere visibile e ben percepibili concetti astratti come l'infallibilità, il perdono e l'amore divino. Un vero e proprio atto di fede e fedeltà nella dottrina cattolica. Un atto di speranza nel suo rinnovamento.

Ciò che scombussola e rende necessario virgolettare il film è il modo in cui questi argomenti seri sono trattati. Personaggi che liberamente parlano di peni e vagine, che danno libero sfogo ai propri maleodoranti impulsi fisiologici. Un mostro biblico completamente fatto di escrementi, profeti che trovano nel sesso celebrato a più voci la loro unica fonte di ispirazione. Una narrazione assurda, sganciata da ogni nesso temporale, logico e di luogo, con personaggi che cadono letteralmente dal cielo nel bel mezzo di una scena. Difficile da spiegare, è come se American Pie e Stigmate si scontrassero a velocità folle percorrendo strade opposte. Dall'informe amalgama dei rottami fumanti potrebbe nascere un film come Dogma. E' come se la fede cattolica fosse spiegata utilizzando come testo di catechesi una raccolta di barzellette, possibilmente sporche e con poco senso. Pierino incontra Dio e gli propone una rumorosa pernacchia come segno di gratitudine e riconoscenza.

Non è possibile spiegare a parole Dogma", è necessario vederlo. Proprio come non è possibile spiegare razionalmente uno dei tanti dogmi della fede cattolica. E' necessario credere. Un vero e proprio rebus insolvibile per i critici il film, una vero e proprio rompicapo per gli atei l'importanza della fede nella vita dei credenti.
Sacro e profano si uniscono, si scontrano, fanno a pugni per poi ritornare ciascuno placidamente nella sua sfera di competenza. L'esperimento Dogma serve se non altro a tentare di sdrammatizzare e svecchiare argomenti e concetti vecchi almeno di duemila anni. In fondo, come affermano gli stessi autori del film, "anche Dio era dotato di una certa dose di sense of humour. Pensate all'ornitorinco".

© 2000 reVision, Fabrizio Pirovano