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La Dodicesima Notte

Twelfth Night - 2h 10'



Mai come in questi anni il cinema ha attinto a piene mani dai lavori di William Shakespeare. Se i grandi del passato come Laurence Olivier e Orson Welles avevano affrontato le sue tragedie con un'attenzione quasi filologica, con il passare del tempo ci si è concessa sempre maggiore libertà con risultati apprezzabilissimi quali Prospero's Book di Peter Greenaway e Rosencrantz e Guildenstern sono Morti di Tom Stoppard. Un discorso a parte per i film di Kenneth Branagh e dei produttori David Parfitt e Stephen Evans. Attore e regista di teatro, Branagh con i suoi Enrico V e Molto Rumore per Nulla ha unito all'attenzione per il testo shakespeariano una regia moderna con una strizzatina d'occhio al grande pubblico. Gli stessi produttori portano ora sul grande schermo La Dodicesima Notte, per la regia di Trevor Nunn, famoso per i suoi adattamenti teatrali delle opere del drammaturgo inglese, con risultati non pienamente convincenti.

Una terribile tempesta fa naufragare la nave sulla quale viaggiano Viola e Sebastian, due gemelli particolarmente uniti dalla prematura morte dei genitori. Raggiunte le coste dell'Illiria, Viola (Imogen Stubbs) assume le sembianze del giovane Cesario ed entra al servizio del Duca Orsino, di cui subito si innamora. Ma Orsino, ben lontano dall'immaginare la verità, vive un amore sofferto e non ricambiato per la bella Olivia (Helena Bonham-Carter). Cesario viene quindi utilizzato dal duca come messaggero delle sue pene d'amore, ma Olivia non presta attenzione alle parole di Orsino ma alla suadente voce del giovane, preda anche lei di un amore impossibile. L'improvvisa apparizione di Sebastian, uguale a Cesario come due gocce d'acqua, ed il conseguente ritorno di Viola alle sue vere sembianze risolveranno la storia nel migliore dei modi.

Attorno alle quattro figure principali si muove un insieme di gradevolissimi personaggi minori: Sir Toby "Rutto" e Sir Andrew "Guancia Secca" sono due simpatici ubriaconi sempre pronti alla burla, Malvolio (Nigel Hawthorne, lo splendido protagonista de La Pazzia di Re Giorgio) è il burbero maggiordomo trasformato di colpo dall'amore per Olivia e dalle conseguenze di un terribile scherzo, Feste (Ben Kingsley) è il saggio giullare e cantastorie. Sono proprio loro, in fondo, la parte migliore del film.

Una fotografia forzatamente autunnale e fin troppo manierata, una musica troppo spesso fastidiosa - molto belle però le melodie del cantastorie - ed un inizio di certo non coinvolgente, con Imogen Stubbs più a suo agio nei panni di Cesario che in quelli di Viola, rischiano di rovinare ben presto questo film, reso interessante unicamente dal perfetto intreccio shakespeariano e dalle ottime interpretazioni di molti interpreti, primi fra tutti Ben Kingsley, Nigel Hawthorne e Helena Bonham-Carter.

© 1997 reVision, Carlo Cimmino



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