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The Last Days Of Disco

1h 53'



Amata, odiata, denigrata o esaltata, la discomusic targata anni '70, la "disco", ha sempre continuato a far parlare di sč e lo fa anche oggi, ad oltre quindici anni di distanza da una morte accertata che rischia ogni momento di pių di diventare solo presunta. Disco will never die, potremmo dire parafrasando il titolo di una canzone che voleva testimoniare lo stato di salute del rock'n'roll, ed č curioso come proprio due generi cosė antitetici siano sopravvissuti al passare del tempo e vivano anzi di continue rinascite. "I Will Survive", "I Feel Love", "Disco Inferno" e tante altre canzoni sono ormai piccoli frammenti di esistenza appartenenti anche a chi in quegli anni viveva dall'altra parte della barricata, niente di strano quindi nel trovarsi ora immersi in un contagioso entusiasmo collettivo, ed ancora meno strano che il ricordo di quegli anni, con la loro musica, i loro locali, i loro frequentatori, si trasformi in film e che per un curioso scherzo del fato, ormai sempre pių puntuale, i film in questione siano almeno due, in uscita a breve distanza l'uno dall'altro. Straordinarie colonne sonore, perfette ricostruzioni degli sfavillanti templi della vita notturna newyorkese, 54 e The Last Days Of Disco ci introducono in un mondo da molti sognato e da pochissimi vissuto, quello appunto dello Studio 54 o del "locale" di The Last Days Of Disco, il "club" per eccellenza, di tendenza, quello di cui tutti parlano e di cui č inutile persino fare il nome. Un locale frequentato dai personaggi pių variopinti, guardie nubiane dipinte d'oro e d'argento, modelle vestite di un solo cappello, donne leopardate e uomini tutti pelle e catene in puro stile Village People, ma anche da chi le cronache di allora non ricordano: la gente comune, i figli dell'agiata borghesia freschi di laurea, avvocati, pubblicitari, assistenti editoriali, giovani e rampanti uomini e donne in carriera per i quali la parola yuppie assume un odioso suono ma rappresenta anche un modello di vita.

E nessun altro terreno avrebbe potuto essere di certo pių appropriato al regista Whit Stillman per concludere il suo trittico sulla "Maledetta Borghesia Innamorata" aperto nel 1990 da Metropolitan e poi proseguito con Barcelona. Anche qui ragazzi e ragazze di buona famiglia con i loro sogni, le loro incertezze e le ancora pių effimere illusioni, il lavoro e prima ancora l'amore, in un periodo non ancora dominato da un individualismo estremo in cui il condividere, il vivere con, stava a significare la possibilitā di un rapporto di gruppo prima ancora che a due. Ecco allora Alice e Charlotte, appena arrivate a Manhattan, alle prese con una frenetica voglia di emergere, alla continua ricerca di un best-seller che possa metterle in evidenza e costrette nel frattempo a dividere con una terza ragazza un minuscolo appartamento pių simile ad un lungo corridoio che ad una vera casa. Del tutto diverse fra loro - timida, riservata e perennemente innamorata dell'uomo sbagliato Alice (memorabile l'illustrazione della teoria in base alla quale la donna rifugge sempre dal bravo ragazzo per cadere inesorabilmente fra le braccia del meno affidabile, ricavata niente meno che da una "rilettura psicanalitica" di Lilli e il Vagabondo), sicura di sč e della propria bellezza Charlotte - le due ragazze si sopporteranno, si detesteranno, vivendo con i loro amici quegli ultimi giorni di euforica leggerezza notturna presto spazzati via dai secondi anni ottanta.
Amaro ritratto di una generazione confusa, The Last Days Of Disco č uno di quei film americani indipendenti, ma non troppo, dal gusto vagamente europeo, un film di dialoghi cadenzati da una musica che, pur essendo sempre presente, non prende mai il sopravvento, ma si limita a ricreare un'irripetibile atmosfera accompagnando le azioni dei personaggi e colmando ogni possibile spazio vuoto. Se quindi le canzoni di Chic, Blondie, Diana Ross, Amii Stewart e tantissimi altri fungono da ponte sonoro fra due epoche attraverso una galleria di ricordi e, perchč no, emozioni facilmente catalogabili, The Last Days Of Disco si identifica comunque con i suoi personaggi ed i loro rapporti, rispecchiandosi negli occhi da cerbiatto e nella bocca corrucciata di Chloe Sevigny (Kids, Mosche Da Bar), nel bel volto di Kate Beckinsale (Cold Comfort Farm) e negli irritanti atteggiamenti della sua Charlotte, nei comportamenti indecifrabili ed insieme prevedibili di Des (Chris Eigeman, quasi un attore simbolo per Stillman) e dei suoi amici, e, al tempo stesso, in una crisi esistenziale ed in un'insoddisfazione di fondo che tuttora appartiene a giovani e meno giovani.

© 1998 reVision, Carlo Cimmino



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