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DinosauriDinosaur - 1h 22'
Regia: Ralph Zontag e Eric Leighton Lo psicologo e psicanalista Cesare Musatti, nei suoi scritti di cinema (vedi Cesare Musatti "Scritti sul cinema" a cura di Dario F. Romano,
editore Testo & Immagine), ha fatto riferimento alle principali disposizioni psicologiche dello spettatore cinematografico. Si tratta in particolare di due fondamentali meccanismi:
l’identificazione coi personaggi, e la proiezione di pensieri, desideri, intenzioni personali.
A proposito dei bambini Musatti notava che i piccoli spettatori si comportano come gli adulti. Di fronte a situazioni di violenza alcuni si spaventano, altri "vivono in proprio gli atti di violenza con una notevole soddisfazione". Detto questo si potrebbe inferire l’inutile pretesa degli adulti di confezionare storie per fanciulli. Questi racconti, non lo dimentichiamo, corrispondono ai suddetti meccanismi psicologici dell’adulto, alle aspettative dei genitori, piuttosto che alle inclinazioni dei bambini. Ma c’è di più. Da settant’anni Walt Disney è il punto di riferimento per l’immaginario delle nuove generazioni. I suoi film sono spesso ripetitivi. Passano attraverso l’"antropomorfizzazione" del mondo animale per parlare alla fine di argomenti solo umani. Da Topolino e Minnie probabilmente non è cambiato nulla. E Dinosauri conferma questa sensazione. La tecnologia digitale ha, nel frattempo, contribuito a rendere più stupefacente la messa in scena delle avventure dei vari personaggi. Logico allora che la sfida di oggi sia ricreare un mondo scomparso. Il mondo Cretaceo di sessantacinque milioni d’anni fa, popolato da ogni specie di dinosauri, prima della terribile caduta dei meteoriti che causò la loro estinzione secondo alcune teorie scientifiche. Il film debutta davvero alla grande con una sequenza spettacolare aerea lunga parecchi minuti, l’uovo che custodisce il protagonista iguanodonte Aladar è scaraventato da una
parte all’altra, supera perfino un braccio di mare sospeso da una sorta di pterodattilo, e poi finisce in un’isola, dopo una mirabolante caduta in un precipizio insieme alle
acque vorticose di una cascata. Siamo nella giungla verdissima, meticolosamente ricostruita al computer, abitata dai teneri lemuri, che si prenderanno cura del nascituro.
La parte più interessante è quella che segue il cataclisma. Tutti gli animali sono in fuga. Ha inizio la gigantesca migrazione, una sorta di road movie nel deserto infuocato
alla disperata ricerca di acqua e cibo, tra le insidie degli affamati disonauri carnivori, i carnosauri. Il nostro eroe Aladar naturalmente avrà anche il tempo di incontrare
la piacente saura Neera e di tentare la via dell’Eden promesso. Come si vede, la favola è abbastanza banale e francamente oltre all’effetto stupefacente della ricostruzione animata rimane ben poco. Assente ogni approfondimento drammaturgico, la sceneggiatura si limita a caratterizzare i vari protagonisti, cercandone in alcuni casi il lato buffo, come le due vecchie saure, che arrancano pesanti tra la polvere, sbuffando come anziane signore davanti ad una tazza di tè in salotto... © 2000 reVision, Andrea Caramanna |
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