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City Of GodCidade De Deus - 2h 15'
Regia: Fernando Meirelles Il principio della fine. E' la parte conclusiva di City Of God. La fine si lega alla scena di apertura che preannuncia un
momento cruciale, lo scontro tra la banda di Zé Pequeno e quella di Manu Galinha. In mezzo Buscapé, il narratore e personaggio guida. Il film riprende da dove si era
sospeso l'inizio, poi la fine raggiunge inevitabilmente l'annientamento delle bande. Mucchio selvaggio docet.
Info. Basato sull'omonimo libro di Paulo Lins, un best seller brasiliano di 600 pagine, City Of God (Cidade De Deus) è realizzato nelle favelas di Rio de Janeiro - ma non a Cidade de Deus dove la gang padrona del posto non ne ha voluto sapere - con attori non professionisti che vivono nei luoghi dell'azione, ragazzi e ragazzini provinati per un corso di recitazione dove il testo da affrontare era la sceneggiatura, tenendone nascosta la volontà di farne un film. A questi sono stati affiancati per i personaggi adulti attori professionisti poco noti al pubblico. Infine la storia si basa su altrettante storie vere, come sottolineano i titoli di coda in cui vediamo non solo le foto dei veri protagonisti ma anche l'intervista a Manu Galinha già riprodotta nella finzione. Diviso in tre capitoli identificabili con i tre decenni in cui si sviluppa la vicenda - gli anni Sessanta, gli anni Settanta e gli anni Ottanta -, il film ha come protagonista la favela Cidade de Deus, luogo in cui si "consuma" l'esistenza del Trio Tenerezza, di Zé Pequeno e di Manu Galinha. Dal taglio classico della prima parte, dove domina il giallo ocra della luce del sole che si staglia sulle case e sul terreno polveroso - da film western, insomma - in cui i tre banditi del Trio rappresentano l'anima romantica del crimine - derubare per condividere con la popolazione -, si passa ad una mdp mobile con fuori quadro, fuori fuoco, accelerazioni, dove tra colori saturi domina un blu'acido - la fase della sete di potere personale di Zé Pequeno - , fino all'ultima parte in cui torna il taglio classico centrifugato dal delirio mortale - l'apice della lotta per il potere assoluto e della vendetta. La storia delle gang e della scalata al traffico di droga, della polizia connivente e foraggiatrice del crimine, dell'arruolamento di persone mosse dalla vendetta - come
il caso del bravo bigliettaio dei trasporti pubblici Manu Galinha -, delle scorribande dei niños de rua, di quelli che ce la fanno a perseguire il loro sogno di riscatto
- vedi Buscapé - non prima di subire molteplici provocazioni, creano un macrocosmo caotico. Prima della metà del film ci aspettiamo rassegnati l'ennesimo ammazzamento, il
colpo di pistola facile, distinguendo i predestinati alla morte da quelli a cui il destino ha riservato altri piani. Prima della metà del film sappiamo tutto anche se non
conosciamo veramente quell'umanità reietta che il regista ha voluto rappresentare come parte di un tutto, la favela. Zé Pequeno già Dadinho uccide a sangue freddo da quando
era bambino, un criminale nato, uno psicopatico - e le foto che lo ritraggono con i membri della banda rievocano lo storico ritratto di Billy the Kid, riprodotto in tanti
film sul bandito americano, come dire la citazione c'è tutta - che si sente perduto dopo la morte del suo misurato doppio Bené. Chi ha prodotto tale mostro? Non sappiamo.
Se non conosciamo i perché non conosceremo mai il luogo che ha prodotto quei perché, la Cidade de Deus, la protagonista, frutto di un sistema socio economico ben preciso,
ghetto dove rinchiudere gli avanzi di una società arricchitasi sulla loro pelle. Perduta la centralità della favela essa diviene semplice sfondo dove si scontrano animali
violenti senza una vera origine, esseri mai nati, mai sviluppatesi, marionette certo capaci di sentimenti - soprattutto di rancori - presi però dal vortice infinito della
violenza. D'altronde Meirelles sembra compiaciuto dal sangue che mostra generosamente - tanto che l'effetto repulsione è annullato dalla sua reiterazione - preso, molto
preso, dalla macchina cinema come tecnica - l'ennesimo utilizzo della ripetizione di un fatto mostrato secondo il punto di vista di più personaggi, nemmeno fosse l'avvenimento
su cui ruota tutta la vicenda, e l'ennesima preghiera pulpfictiana pre battaglia - già vista e orfana di una scrittura personale. I fatti, la storia, perdono senso, divengono
funzionali ad un prodotto mainstream, riuscendo anche, e questo per il genere è difficile, ad annoiare. Forse, beneficio del dubbio, i troppi interventi dei ragazzi attori durante le riprese avrebbero avuto bisogno di un regista con le idee chiare - Meirelles ha dichiarato di aver perso durante le riprese la sceneggiatura, non ne sarei così orgoglioso -, per cui l'effetto domino (crollo della struttura narrativa e succedente svuotamento della sua espressione visiva) si compie senza particolari sussulti, nemmeno quella compartecipazione alle avventure dei personaggi, la cui simpatia è catturata di tanto in tanto da battute al vetriolo e dall'orribile gioco infernale di cui sono gli irresponsabili fautori. Sappiamo che dietro c'è un universo da scandagliare che non conduce al loro rifiuto totale, ma se qualcuno fosse interessato a capirci qualcosa ci rinunci e cerchi altrove, magari in quel Central Do Brasil realizzato da Walter Salles, qui co-produttore. © 2003 reVision, Emanuela Liverani |
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