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Il Destino

Al Massir - 2h 15'



"Il pensiero ha le ali, nessuno può arrestare il suo volo". E' questa la frase chiave del film Il Destino del regista egiziano Youssef Chahine, Palma d'Oro del Cinquantenario del Festival di Cannes. Il Destino è una parabola contro i fondamentalismi, un apologo sull'importanza della libertà di pensiero e d'espressione, un inno all'amore, un'esortazione al rispetto della diversità... La storia cui Chahine affida la trattazione di questi temi è quella del filosofo Averroè. Vissuto nella Cordova nel XII secolo, Averroé per le sue idee liberali fu bandito dal Califfo Al Mansour che voleva ingraziarsi i fondamentalisti e le sue opere furono date alle fiamme. Quel patrimonio sarebbe andato perduto se i discepoli e i familiari di Averroé non fossero riusciti a copiare i manoscritti del filosofo e a portarli in salvo fuori dal paese.

Ma non è certo un film storico quello che lo spettatore deve aspettarsi di vedere, bensì una pellicola frutto della contaminazione tra il film d'avventura, il dramma amoroso, il musical e il western, un film insomma che esce dalla categorizzazione in un genere ben preciso per offrire al pubblico attraverso momenti di grande spettacolo messaggi universali. Guardando il film in quest'ottica ci si accorge che Chahine lo ha intessuto in modo da dare ad ogni riflessione lo spazio e il tempo per essere recepita al meglio. Ma niente ne Il Destino è frutto del freddo calcolo, bensì di una sensibilità sottile e ricettiva. Chahine sceglie sempre il momento più opportuno per disquisire sull'importanza di essere artefici del proprio destino, per mettere in guardia dai pericoli dell'orgoglio e dell'ignoranza, per esortare al dialogo coi figli, per rivendicare dignità per la musica e la danza, per invitare a farsi carico delle proprie scelte, per auspicare la tolleranza... ma niente prediche, tutto giunge per interposta persona: sono i personaggi a dispensare verità e non è un caso che molti di questi siano scelti proprio nelle categorie vittime di discriminazioni. Ne risulta un film di rara emozione, profondo e al tempo stesso soave, un film che tocca questioni importanti senza rinunciare a una risata o a un passo di danza.

© 1998 reVision, Maria Stella Taccone



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