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Le Avventure del Topino DespereauxThe Tale of Despereaux - 1h 33'
Regia: Sam Fell & Rob Stevenhagen Vi ricordate di Brisby e il Segreto di NIMH, delizioso film d’animazione realizzato da Don Bluth nel 1982? Vi si narrava
di una topolina di campagna, vedova e madre di quattro figli, che viveva all’interno di un vecchio mattone nel campo di un contadino.
Una commovente vicenda bucolica che delineava le differenze (classiste?) tra topi e ratti, questi ultimi buoni a far pagare al
proprietario dei campi la bolletta dell’elettricità sprecata. Una piccola metafora sul buio e la luce (con tanto di happy end) che
ribadiva la sempiterna e necessaria (per i piccoli fruitori) dicotomia tra Bene e Male. Un’intenzionalità perseguita con uguale
ispirazione da Gary Ross, figlio del noto sceneggiatore Arthur A. Ross (quello de Il Mostro della Laguna Nera), che si è
specializzato come il padre in commedie intelligenti (suo è l’originale Pleasantville, modello di felice vintage cinematografico).
Partendo dal romanzo "Le avventure del topino Despereaux", scritto da una nota scrittrice per l’infanzia, la statunitense Kate DiCamillo
(da un altro suo precedente libro era già stato tratto il mediocre Il Mio Amico a Quattro Zampe diretto da Wayne Wang), Ross
ha sceneggiato un raffinato esempio di animazione in digitale (produzione inglese per la prima volta distribuita con il solo marchio
della Universal) per la regia di Sam Fell, esperto del filone topesco per aver diretto (in coppia con David Bowers) Giù per il Tubo,
affiancato da Rob Stevenhagen. Echeggiando i chiaroscuri anche emotivi di Bluth, e con finezze drammaturgiche in grado di coniugare
elementi drammatici e comici, questo film espone il proprio côté fantasy fin dall’affascinante incipit che strizza l’occhio a Ratatouille
della Pixar.
Nel medievale regno di Dor, la preparazione annuale della zuppa è un momento di festa collettiva, quando tutti i sudditi scendono
in piazza a festeggiare l’evento con grande entusiasmo. L’epica storia ci presenta il personaggio del ratto marinaio Roscuro, la cui
avidità alimentare ha provocato la dipartita traumatica della Regina, spaventata fino all’infarto dall’animaletto accidentalmente
precipitato per la foia nella sua regale scodella. Da allora niente più zuppa né feste a Dor, dove il Re è annichilito per la depressione
mentre la figlia, la principessa Pea, trascorre il suo tempo in attesa di un salvifico cavaliere e del ritorno del sole.Altrettanto ombrosa è la città dei ratti dominata da un governo malvagio e sovrastata dai rifiuti, dove si gioca al gatto e topo in un’arena (a mo’ di gladiatori romani) e dove il triste Roscuro si è rifugiato, pentito del fattaccio che ha provocato la fatale svolta oscurantista del regno. Ben altro clima si respira nella più solare città dei topi, un universo color ocra dove viene al mondo il piccolo Despereaux Tilling, dalle orecchie grandi come quelle dell’elefantino Dumbo e dall’animo nobile. Incarnando la lealtà e l’onestà che sono caratteristiche dell’animo topesco (Disney e Mickey Mouse ce lo hanno insegnato), il piccolo "gentiluomo" divoratore di libri (non li rosicchia ma li legge) apprende della triste vicenda del regno di Dor e, quando mostra l’intenzione di varcare i confini per stringere amicizia con la malinconica principessa, subisce i rimbrotti paterni (un roditore tra gli umani? Non sia mai!). Poi, in seguito allo scandalo, viene spedito nella tenebrosa città dei ratti dove stringe amicizia con Roscuro, anche lui intenzionato a riparare i torti compiuti. Questi, una volta a Dor insieme al nuovo amico, viene respinto dalla principessa Pea (che per lui ostenta solo disprezzo) e ordisce, per vendetta, un piano di rapimento nei suoi confronti. Complice del trasferimento forzato nella città dei ratti è Miggery Sow, serva brutta e ambiziosa che è figlia del carceriere del regno, sedotta da una prospettiva di rivalsa che la rende acida (a sua discolpa c’è il fatto che è stata abbandonata in tenera età dal genitore). Anche il risentimento di Roscuro trova le sue giustificazioni nell’indifferenza dell’aristocratica e del suo regal padre intento ad elaborare la propria tristezza suonando il liuto. L’intricata vicenda del film trova i suoi contrastati sviluppi alimentandosi di sottotrame che ricordano certi impianti shakespeariani.
E questo non fa altro che elevare il tono di questo racconto corale che si nutre di una sofisticata gamma iconografica citando la pittura
fiamminga e le tonalità di apologo care a certe fiabe nordiche, e dove il contrasto tra le ragioni del Bene e quelle del Male si arricchiscono
di sfumature problematiche, vicine alla moderna sensibilità degli attuali spettatori, giovani e non. Così, Le Avventure del Topino Despereaux,
col suo ritmo dinamico e la sua accattivante fattura elettronica, riesce ad evidenziare il tema del peccato e della necessità di redenzione con
una nonchalance intellettuale in grado di non stemperarne la freschezza e il gusto ironico. L’imprevedibile e cavalleresco Despereaux ci viene
presentato come una nuova icona dell’eroismo possibile, campione di sincerità e portatore sano di empatia e tolleranza. C’è da dire che il bel
risultato di questo film si deve allo splendido lavoro della squadra Framestore (la casa londinese che si è portata a casa l’Oscar per la
realizzazione degli orsi polari de La Bussola d’Oro) la quale, dopo aver lavorato per vent’anni in pubblicità, ha debuttato così nel
lungometraggio in digitale, puntando sulla qualità e la raffinatezza del segno grafico (che cita nelle sequenze della fattoria e del giardino
i tratti e le temperature di Vermeer e di Brueghel mentre nella figura dello chef Boldo si scorgono le aberrate forme dell’Arcimboldo), attraverso
una ricchezza d’intenzioni che ci riportano ai tempi di pre-digitali dell’arte animata.Nella sua lotta contro le tenebre della coscienza il topino Despereaux, finito in un regno oscurato da pregiudizi ed incomprensioni (dove il carceriere e la figlia ci appaiono come mostruose escrescenze di un immaginario classico, somiglianti a quelle di Shrek), si muove alla ricerca di una nuova possibilità di redenzione, oltre le rovine e le tenebre di una leggenda che, metaforicamente, allude ai nodi della comune Storia contemporanea: che si vuole di più attuale da una favola? © 2009 reVision, Francesco Puma |
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