![]() |
Copertina | News | Forum | Cinema | Home Video | Colonne Sonore | L'Archivio | Links |
|
![]() |
The Departed2h 32'
Regia: Martin Scorsese Come giudicare un film di Martin Scorsese? Dicendo che è quella cosa lì... nella filmografia del famoso regista? Oppure semplicemente
un prodotto come milioni di altri? Rassegnazione da consumatore ipernutrito di immagini e suoni...Perché The Departed è solo il sogno d’immortalità che svanisce di fronte ai nostri occhi, attraverso la messa in scena della morte. Tutto il resto è una buffonata assurda, un teatrino delle marionette, grottesco e banale. Con Jack Nicholson in cima alla lista di burattini, spirito guida della follia omicida-suicida che nasconde il nulla (della vita), della Storia che è solo uno dei fantasmi (in scena). Per questo si può (ri)iniziare solo da "dipartiti". Da gente che c’è, ma è come se non ci fosse. E tutti i movimenti sono illusioni da fantasmi. Se ci pensiamo bene, le uniche scene per cui sembra girato il film sono quelle di morte. Che arriva improvvisa, fagocitando in un secondo ogni percezione del personaggio, che scompare, come nel caso emblematico di Leonardo Di Caprio, dileguamento che crea una vigorosa dissonanza rispetto al testo, una lacerazione causata dalla dissolvenza, che lo getta nel fuori campo assoluto della Morte. Ed è questa improvvisa sparizione che rende gelida ogni possibilità di narrazione. Poiché l’unico vero atto di cinema è quello di messa in scena della morte. Come del resto non è inutilmente spettacolare il cadavere che precipita dal tetto di un edificio piombando davanti agli occhi di altri personaggi. Modalità eseguita pure nell’ultimo capitolo di The Grudge 2. Scorsese, rispetto ai gangster di Mean Streets, concepisce, forse per la prima volta, una violenza al servizio della velocità come le uccisioni, quindi in tempi cambiati, violenza non più limitata alla furbizia dei personaggi, ma alla capacità di utilizzare mezzi sofisticati di contraffazione. Non a caso, ci si può salvare solo scoprendo "velocemente" un intrigo, un rebus, svelando una scena che la tecnologia ha già mutato e confezionato per una certa interpretazione. Oppure descrivere uno scenario che si sottrae allo sguardo delle videocamere, laddove un sms diventa la chiave di volta di una sequenza, dove i piani in gioco sono collegati dal cellulare, vero protagonista non alternativo agli attori in carne ed ossa (eppure dovremmo essere lontani dalle varie saghe telefoniche care soprattutto all’horror). The Departed segue il principio di una dissimulazione organizzata a partire dai dati informatici. Sia l’infiltrazione di Di Caprio sia i movimenti della talpa Matt
Damon dipendono da un movimento di bit, una confusione di agenti tecnologici in grado di cambiare la prospettiva. E' proprio in relazione alla prospettiva che i personaggi
possono perdere le coordinate, smarrirsi e perdere la vita. Di tutto questo però c’è traccia, e pesante anche, soltanto nella interpretazione di Leonardo Di Caprio. La sua
sospensione, la maschera di orrore e trasalimento, iniqua ed ambigua, non è solo la conseguenza della storia, ma di tutta quanta la sua esistenza, in cui più aspetti controversi
ed opposti si fondono dando una definizione di identità perlomeno schizofrenica. The Departed funziona tutto intorno a questo personaggio. Mentre appaiono fuorvianti
le moine di Nicholson che probabilmente pensa di trovarsi in un altro film, affidandosi al suo coté più luciferino, ma non c'entra niente con questo film... Gli altri invece
sono tutti composti nei loro ruoli, come se ci credessero davvero.La cifra di The Departed non può essere il thriller poliziesco, né ha senso pensare ad un genere (è chiaro che sarebbe il noir...), né all’ennesimo scontro tra Bene e Male scorsesiano con la contrapposizione netta tra parti. Semmai l’omaggio al film originale Infernal Affairs di Andrew Lau si apre alle contaminazioni più impensabili: in qualche sequenza ci troviamo nelle strade di Blade Runner di Scott: sembra proprio incredibile, ma è così. E sembra di rivedere un film (quello di Scott) già rivisto cento volte da altri. Complicati meccanismi da metacinema postmoderno! © 2006 reVision, Andrea Caramanna |
|